Morire di “CAP”: perché a Gela la sanità è una condanna a tempo
La questione della sanità locale a Gela ha smesso di essere un mero tema di dibattito amministrativo per trasformarsi in un’emergenza vitale. Nell’ultimo mese, due tragedie hanno scosso profondamente la nostra Città, spazzando via ogni retorica: la scomparsa del giornalista Franco Gallo e, pochi giorni fa, la morte di una concittadina che, necessitando urgentemente del reparto di emodinamica dopo un’operazione coronarica, ha perso la vita durante il trasferimento verso un ospedale vicino.
Morire in ambulanza non è una fatalità, è il sintomo di un sistema che ha fallito. La carenza di servizi sanitari provoca danni irreparabili, eppure sembra non scalfire una politica regionale più attardata a difendere i “baronati sanitari” e le geometrie territoriali provinciali, piuttosto che la vita delle persone. Il nodo centrale, oggi, non è la geopolitica, ma la tempestività: garantire interventi celeri e salvavita per i cittadini di Gela e del suo vasto hinterland.
Abbiamo appena superato il 2 Giugno, “festa della Repubblica” e tra i vanti della Repubblica italiana, nel consesso internazionale, è sicuramente annoverato, un Servizio Sanitario Nazionale universale e pubblico. Ma quanto è davvero “universale” se la sua efficacia dipende dal CAP di residenza? Un cittadino di Gela ha le stesse garanzie di sopravvivenza di un milanese o di un catanese? La risposta, drammaticamente evidente, è no. Esistono sanità differenti in base alla latitudine, con divari inaccettabili persino all’interno della stessa Regione.
Bisogna guardare in faccia la realtà del nostro territorio. Gela non è un borgo isolato: ospita uno dei poli industriali più importanti della Sicilia (Green Refinery ed ENI Med), attirando quotidianamente 4.000-6.000 lavoratori pendolari. Inoltre, è lo sbocco a mare e il baricentro commerciale per numerosi comuni limitrofi. L’Azienda Sanitaria Provinciale dovrebbe pianificare i servizi partendo da un dato oggettivo: la composizione demografica reale, non le convenienze politiche.
Il bacino di utenza naturale di Gela comprende i comuni di Riesi, Sommatino, Delia, Butera, Niscemi, Piazza Armerina, San Cono, San Michele di Ganzaria, Acate, Licata e Vittoria.
L’analisi di questa popolazione impone una riflessione ineludibile:
- Gela (70.451 residenti): Circa il 44% della popolazione (oltre 31.000 persone) ha più di 50 anni e quasi il 22% (15.200 persone) è over 65.
- L’Hinterland Estremo: A Butera e San Michele di Ganzaria la metà assoluta della popolazione ha superato i 50 anni (rispettivamente 51,8% e 53,1%), con gli over 65 che sfiorano il 28%. Questi centri dipendono totalmente dalla velocità di risposta dell’ospedale di Gela.
- Le Masse Critiche: Città come Vittoria e Licata, pur avendo presidi locali, aggiungono numeri enormi. Solo Licata e Niscemi portano nel bacino d’utenza quasi 26.500 cittadini over 50. Vittoria, seppur demograficamente mitigata dalla presenza di lavoratori agricoli, esprime da sola oltre 25.000 persone sopra i 50 anni.
A questo punto del nostro ragionamento, non serve la sfera di cristallo per tradurre questi dati demografici in bisogni clinici. Una popolazione matura è statisticamente esposta a patologie cronico-degenerative e metaboliche:
- Malattie Cardiovascolari: Ipertensione severa, cardiopatia ischemica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco.
- Malattie Metaboliche: Diabete di tipo 2, obesità e dislipidemie.
- Malattie Neurologiche: Patologie cerebrovascolari (ictus) e demenze.
- Malattie Respiratorie: Broncopneumopatia Cronica Ostuttiva (BPCO).
Il vero dramma si consuma quando queste patologie si manifestano sotto forma di emergenze tempo-dipendenti (infarto, ictus, emorragie). In questi casi, la sopravvivenza o la prevenzione di danni invalidanti permanenti dipendono in modo assoluto da un intervento medico ultraspecialistico erogato entro pochi minuti o, al massimo, entro la prima ora. Il trasferimento non è un’opzione: è una condanna.
Cosa Serve Subito?
Per garantire una parvenza di reale tutela della salute, il presidio ospedaliero di Gela deve essere dotato, come requisito minimo e non negoziabile, dei seguenti reparti operativi e del relativo personale specializzato:
1. Area Cardiovascolare (Infarto e Ischemie)
- Reparti: Cardiologia con U.T.I.C. (Unità di Terapia Intensiva Cardiologica) ed Emodinamica H24 (fondamentale per angioplastiche entro i 90 minuti).
- Specialisti: Cardiologi clinici e Cardiologi Emodinamisti.
2. Area Cerebrovascolare (Ictus)
- Reparti: Neurologia con Stroke Unit di I livello.
- Specialisti: Neurologi esperti in terapie trombolitiche, affiancati da fisioterapisti e logopedisti per la riabilitazione precoce.
3. Area delle Emergenze Addominali
- Reparti: Gastroenterologia con Endoscopia Digestiva d’Urgenza H24 e Chirurgia Generale per interventi “a cielo aperto”.
- Specialisti: Gastroenterologi endoscopisti (per arrestare emorragie massive) e Chirurghi d’urgenza.
4. Area Vascolare d’Urgenza
- Reparti: Chirurgia Vascolare (o strettissima reperibilità integrata) per agire in tempo su aneurismi e ischemie acute.
- Specialisti: Chirurghi Vascolari.
5. Il “Motore” dell’Emergenza (Rianimazione e Diagnostica) Nessun reparto può salvare vite senza la spina dorsale dell’ospedale:
- Pronto Soccorso con O.B.I. (Osservazione Breve Intensiva).
- Rianimazione e Terapia Intensiva.
- Radiologia H24, il vero snodo cruciale di ogni emergenza.
- Centro Trasfusionale.
A queste emergenze pure si aggiunge la necessità di un polo di Diabetologia e Endocrinologia, indispensabile in un territorio dove la storica presenza industriale ha un impatto documentato sul sistema endocrino di larghe fasce della popolazione. Il quadro si completa, naturalmente, con i fondamentali reparti di Ostetricia, UTIN (Unità Terapia Intensiva Neonatale) e Ortopedia.
Per fare di più, per fare sul serio, non basta chiedere fondi o firmare decreti da Palermo. Occorre avere il coraggio politico di mettere le mani all’interno dei processi gestionali del presidio di Gela, incancreniti da anni di baronati, regni e interregni.
Questi feudi sanitari hanno consentito la creazione di vere e proprie sacche di potere ostative, barriere invisibili ma efficacissime erette per un solo scopo: proteggere posizioni di privilegio e bloccare l’ingresso di nuove figure professionali, di giovani specialisti e di competenze fresche capaci di scardinare l’immobilismo imperante. Gela e il suo comprensorio non possono più permettersi di essere merce di scambio in queste dinamiche di potere. La riorganizzazione della rete ospedaliera deve basarsi sul merito, sulla trasparenza dei flussi e sulla reale efficienza d’urgenza. O si smantellano queste logiche di conservazione, o continueremo a piangere concittadini morti in ambulanza lungo le strade che ci separano dal diritto di essere curati.
