La catastròfa
A cura di Salvatore Giudice
Stavolta il cinema lascia il posto alla storia. L’avvicinarsi, infatti, dell’8 agosto, data alla quale si riferiscono queste terribili immagini, ci porta a interrompere (momentaneamente) il ciclo dedicato ai film e ci obbliga, invece, a soffermarci su una delle pagine più nere dell’emigrazione italiana: la tragedia di Marcinelle. L’8 agosto del 1956, nella miniera di carbone di Bois du Cazier (appena fuori la cittadina belga di Marcinelle) un devastante incendio costò la vita a 262 minatori, tra cui 136 italiani.
Erano lavoratori emigrati, giovani e padri di famiglia, partiti da molte regioni d’Italia (soprattutto Abruzzo, Molise, Calabria e Sicilia) in cerca di lavoro. Erano arrivati in Belgio grazie ad un accordo che questo paese aveva stipulato con l’Italia; un accordo che prevedeva un gigantesco baratto: l’Italia doveva inviare in Belgio 2000 uomini a settimana e in cambio riceveva 200 kg di carbone al giorno per ogni minatore. Uno scambio merci in piena regola: uomini per carbone. Solo che gli uomini, o meglio, la carne da macello, ce la mettevamo noi; tanto c’era il sud, ricco solo di poveri e disperati.
Quello proposto è un filmato breve, ma duro, una scheggia che colpisce lo spettatore e lo ferisce. Pochi minuti che bastano, però, a restituire la drammaticità di una tragedia e a ricordarci che, per questi poveri emigranti, “il cammino della speranza” si è interrotto a 975 metri sottoterra. Non sono queste, assolutamente, pagine di storia che possono essere dimenticate o cancellate; non possiamo non fare i conti con ciò che queste immagini ci raccontano, perché Marcinelle, oltre che una pagina di storia, è soprattutto una lezione civile che, ancora oggi, continua ad interrogarci sul valore del lavoro, della dignità umana e della responsabilità delle istituzioni.
A mantenere viva la memoria di Marcinelle ci ha pensato il giornalista del Corriere della sera, Paolo Di Stefano, originario di Avola, autore del libro Catastròfa (un misto di francese e italiano). Attraverso le testimonianze e le voci dei sopravvissuti, degli orfani e delle vedove, restituisce umanità ad una vicenda che, per il suo alto valore simbolico, non può essere ridotta ad una semplice questione statistica: quella di Marcinelle rimane una vicenda emblematica della storia dell’emigrazione italiana, del lavoro e dei diritti negati.
Ma il libro dello scrittore Di Stefano non ha solo il merito di restituire il volto più autentico di quella tragedia; ha anche il pregio di sollecitare interrogativi e farci riflettere sul valore del lavoro, della dignità della persona, dell’emigrazione e del razzismo, temi ancora oggi cruciali. Ora, nell’accesso dibattito politico di oggi, la lettura di questo libro ci offre la la chiave per leggere la storia dell’emigrazione e di comprendere, quindi, meglio il nostro presente. Niente come la memoria può indicarci la strada da seguire in questi momenti difficili e complicati.
P.S. L’8 agosto si celebra “La giornata del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, istituita nel 2001 per ricordare la tragedia di Marcinelle”. Mi auguro che la città di Gela, sede della più grande industria petrolifera d’Europa segnata da numerosi incidenti sul lavoro, per via diretta o per via indiretta, sappia celebrare con la dovuta dignità la giornata dedicata alle vittime del lavoro.
Foto copertina oglioponews.it
