“Il cammino della speranza”, un duro viaggio verso la Francia
L’emigrazione, oggi, è al centro del dibattito politico (a cura di Salvatore Giudice)
Per questo, trovo quanto mai opportuno ricordare, a quanti l’avessero dimenticato, che c’è stato un periodo della nostra storia recente, soprattutto meridionale, in cui “i migranti eravamo noi”.
Cercherò di farlo, utilizzando la cinematografia che, in quanto fonte storica fondamentale, ha saputo leggere la storia d’Italia e ne ha saputo cogliere i caratteri identitari e le trasformazioni nel corso del tempo.
Ho pensato così di proporre, a puntate, alcune scene, tra le più significative, tratte da alcuni films e documentari, diretti da grandi registi che si sono cimentati a narrarci i processi dell’emigrazione italiana.
Nessuna pretesa di dare risposte ad un tema così complesso; solo il tentativo di non recidere la memoria, e niente come i film svolgono questa funzione: evitare di cancellare il nostro passato, operazione questa quanto mai necessaria, perché un popolo che ignora il proprio passato non saprà mai nulla del proprio presente.
Certo, ora la situazione è cambiata in quanto l’Italia, dopo aver esportato milioni di suoi cittadini è diventata terra di migrazione e il punto d’arrivo per milioni di emigranti.
Di conseguenza, la tentazione di rimuovere il nostro triste passato rimane forte, ma dimenticare la nostra storia non è possibile e, di fronte alla portata macroscopica di questi fenomeni, non possiamo né voltare le spalle né chiudere gli occhi.
“La storia – come diceva il più grande giornalista del Novecento, Indro Montanelli – non si tocca”.
“Da sempre essa è fatta di sangue, di morte, di crudeltà, di infamie. Ma noi ne siamo i figli. È nostra madre!”
Il film da cui ho tratto la prima scena che vi invito a vedere è “Il cammino della speranza”, diretto dal regista Pietro Germi nel 1950, come sceneggiatore e co-autore ha collaborato anche Federico Fellini.
Racconta la storia di un gruppo di minatori siciliani che, dopo la chiusura della solfara Ciavolotta nei pressi di Favara, affronta un duro viaggio verso la Francia. Quella che vi propongo è la scena finale che, per la forza espressiva e per l’intensità emotiva che riesce a trasmettere, non necessita di alcun commento.
Buona visione.
P.S. Quello che vi chiedo è di dedicare solo quattro minuti del vostro tempo; non si tratta poi di un grande sacrificio.
Lo dobbiamo a tutti quei disperati che lasciano la loro terra spinti dal “desiderio terribilmente umano” di cercare una nuova opportunità.
Fonte: https://www.edacommunication.it/cacciateli-quando-i-migranti-eravamo-noi/
