Da Bruxelles: “Congelare fondi Ungheria”. Europa in rotta con Orban?

A settembre, la Commissione aveva già minacciato questa sospensione, motivata dal timore che il governo di Orbán non potesse assicurare un corretto utilizzo del denaro.

Budapest ha avuto tempo fino a metà novembre per mettere in atto una serie di misure anticorruzione, i cosiddetti “milestones”. Ma a giudizio della Commissione, non ha fatto abbastanza.

“Ci saranno dei milestones vincolanti e limitati nel tempo… li abbiamo chiamati super-milestones. Ciò significa che devono essere pienamente soddisfatti e attuati prima della prima richiesta di pagamento dell’Ungheria nel suo Piano nazionale di ripresa e resilienza”, ha detto Didier Reynders, Commissario europeo per la Giustizia.

“Non ci saranno pagamenti parziali per il raggiungimento parziale degli obiettivi, e se una riforma dovesse essere annullata o annacquata dopo aver ricevuto i soldi, la successiva richiesta di pagamento sarà respinta”.

Quanto accaduto non è stato esattamente una sorpresa: le relazioni tra Unione Europea e Ungheria sono tese da tempo.

Bruxelles vs Washington
Ciò che sorprende sono invece le relazioni tra Europa e Stati Uniti, che sembrano peggiorare ogni giorno di più.
Il governo di Washington persegue politiche considerate protezionistiche, con l’amministrazione Biden impegnata in una sorta di “America First” in versione democratica.

Gli europei sono preoccupati dal fatto che le loro aziende possano essere tagliate fuori dal mercato americano cosa che potrebbe mettere a dura prova la concordia transatlantica.

Il presidente francese Emmanuel Macron ha avvisato il suo omologo Joe Biden in questo senso.

“Le scelte che sono state fatte creano differenze tali tra gli Stati Uniti d’America e l’Europa, che molte aziende europee decideranno semplicemente di non investire più dall’altra parte dell’oceano”.

“Arretramento democratico”
In un certo senso, sia l’Ungheria che gli Stati Uniti non stanno rispettando le comuni regole democratiche.
Non è un’esagerazione: entrambi i Paesi sono stati menzionati in un noto rapporto internazionale sul declino globale della democrazia, che indaga aspetti come la polarizzazione del dibattito politico, le disfunzioni istituzionali e le minacce alle libertà civili.

Risponde alle domande di Euronews Kevin Casas-Zamora, segretario generale dell’Institute for Democracy and Electoral Assistance di Stoccolma.

Il vostro ultimo rapporto è nel migliore dei casi deludente e nel peggiore allarmante: suggerisce che l’erosione democratica è al suo apice. Cosa sta succedendo nel mondo?

Beh, sta succedendo che il mondo sta diventando sempre più autoritario, e lo vediamo in molti modi. Una specie di erosione democratica particolarmente grave, che chiamiamo “arretramento democratico”, sta iniziando a colpire Paesi molto grandi e influenti, come il Brasile, l’India e, cosa più preoccupante di tutte, gli Stati Uniti.

In generale, ciò a cui stiamo assistendo è un significativo peggioramento generale della qualità della democrazia su tutta la linea. Secondo i nostri parametri, diverse forme di erosione democratica stanno colpendo letteralmente la metà delle democrazie di tutto il mondo.

Cosa c’è all’origine di questa erosione? Insicurezza economica? Mancanza di fiducia nelle istituzioni?
C’è una combinazione di fattori che producono questo risultato. Voglio dire, alcuni di loro sono collegati a cose accadute di recente. Ad esempio, le conseguenze politiche della crisi economica generata dalla pandemia cominciano a farsi sentire.

Ma ci sono fattori strutturali di vecchia data che precedono la pandemia e la guerra in Ucraina, e che stanno avendo effetti terribili. I livelli di polarizzazione fuori controllo che registriamo in molti luoghi, spesso legati al ruolo dei social media.

O la percezione che le democrazie non stiano rispondendo in modo efficace alle aspettative e alle richieste sociali. Tutti questi fattori contribuiscono oggi a creare uno scenario molto cupo per la democrazia a livello mondiale.

Con quali politiche dovrebbero allora rispondere le democrazie?
Dobbiamo proteggere in particolare gli elementi di democrazia che controllano l’esercizio del potere esecutivo.

Dovremmo essere molto attenti a salvaguardare la capacità della stampa libera di svolgere il proprio lavoro, la capacità dei giudici indipendenti di controllare il potere esecutivo, la capacità della società civile di inchiodare i politici eletti alle proprie responsabilità.

E soprattutto, dovremmo proteggere in modo molto consapevole e deciso l’integrità dei processi elettorali. Le elezioni devono continuare a essere libere ed eque. Sono il singolo elemento più importante nel controllo del potere in una democrazia.

La baguette patrimonio dell’umanità
La democrazia, del resto, può prosperare solo se si basa su determinati valori, incluso un certo patrimonio culturale, come la baguette francese. L’Unesco, l’ente culturale delle Nazioni Unite, l’ha inserita nella lista dei patrimoni immateriali dell’umanità.

Sono cose che richiedono una certa abilità e conoscenza per essere realizzate e che sono riconosciute come parte integrante della cultura da cui provengono.
Una baguette ha quattro ingredienti molto comuni: farina, acqua, lievito e sale, ma solo i francesi sanno cuocerla alla perfezione.

Per usare le parole di Emmanuel Macron, rappresenta “l’essenza del savoir-faire francese. Qualcosa di inimitabile”.

Fonte Euronews