Gela, tentava di inquinare le prove: Interlici in carcere


diGiuseppe D′Onchia - Pubblicato il 08 Aprile 2010 - 12:12

Clamorosa appendice all’inchiesta “Fuego” che lo scorso 1 aprile portò i Carabinieri all’incriminazione di Niky Interlici, 42 anni, con l’accusa di incendio in concorso e calunnia, per essere stato il mandante degli incendi alla sua attività commerciale ed alla sua auto. L’esercente, titolare dei negozi di abbigliamento e calzature “Pelle doca”, di corso Vittorio Emanuele, che in quell’occasione era stato posto ai domiciliari, adesso è stato arrestato e rinchiuso in carcere. Lo ha disposto il Gip del Tribunale di Gela, Lirio Conti, su richiesta del Procuratore Capo, Lucia Lotti. Secondo la magistratura, infatti, Interlici stava tentando di inquinare le prove a suo carico. Sono stati i Carabinieri, agli ordini del capitano Pasquale Saccone, a delineare quanto stava accadendo. In questi giorni hanno intercettato le telefonate effettuate dallo stesso Interlici. In una di queste, al suo interlocutore, da quanto emerge, avrebbe chiesto di ritrattare la versione fornita in precedenza agli inquirenti, cercando in questo modo di crearsi un alibi di ferro. Ma ad ascoltarlo c’erano anche i militari dell’Arma. Il commerciante, ieri sera, è stato prelevato dalla sua abitazione ed è stato rinchiuso nel carcere di Caltagirone. Niky Interlici era finito nei guai all’inizio del mese con la pesante accusa di essere il mandante degli attentati incendiari subiti. In particolar modo l’incendio, il 22 agosto scorso, del suo magazzino di vico Imperia, dove custodiva la merce, e quello della sua vettura, una Smart, in sosta sotto l’abitazione della madre, in via Apollo. Quest’ultimo episodio è datato 2 marzo. Interlici avrebbe architettato le azioni delinquenziali nel tentativo di consolidare la sua posizione di vittima, sfruttando e strumentalizzando una situazione iniziale che lo aveva visto subire altri due attentati: l’incendio della sua auto, una Mini Cooper e il danneggiamento delle vetrine di suoi due negozi. L’esercente è indagato anche per calunnia  nei confronti di un giovane gelese, Calogero Greco, accusato, in fase di denuncia, di essere l’autore diretto o indiretto degli ultimi  incendi.  Secondo la magistratura, Interlici ordinò gli incendi al fine di incassare i soldi dell’assicurazione e di ottenere anche i contributi statali previsti per le vittime di estorsione. La strategia, da quanto emerso dall’inchiesta, era molto chiara: riscuotere il denaro per risanare la propria precaria condizione economica in cui versa e per mantenere un elevato tenore di vita a cui non ha voluto mai rinunciare. Intanto ieri davanti al Gip si è svolto l’interrogatorio di Emanuele Di Noto, 25 anni, fidanzato della sorella di Interlici, sospettato di avere fatto da intermediario per reperire gli incendiari. Al giudice ha detto di avvalersi della facoltà di non rispondere.

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Ho letto lo "sfogo" dei mesi scorsi del sig.Interlici...commovente, non c'è che dire...e meno male che lo stato l'ha abbandonato, altrimenti chissà che conseguenze. Certo s'è è vero tutto quello che è emerso dalla indagine dei CC, siamo alla frutta: questo è il secondo colpo che l'antimafia gelese incassa in pochissimo tempo, il primo c'è lo ricordiamo abbastanza bene. Mi chiedo il perchè di tutto questo..forse l'antimafia è una vacca grassa dove tutti possono attingere? chi lo sa, forse è veramente così. Non ho parole.