Arrestato Niky Interlici. Gli attentati subiti erano opera sua
Era il 4 Marzo scorso quando Niky Interlici, 42 anni, commerciante di abbigliamento, proprietario dei negozi “Pelle D’Oca”, dichiarava ai microfoni di Canale 10, in esclusiva, “di essere stanco di vivere in una città nella quale ho subito numerosi danneggiamenti.Chiudo e vado via”. Lo aveva ripetuto anche in occasione della manifestazione antiracket organizzata dalla Conf-Commercio, alcuni giorni dopo, con gli esercenti in piazza a testimoniargli affetto e solidarietà. Insegne dei negozi spenti e lumini davanti alle attività commerciali per esprimere lo stato di sconforto e di esaurimento delle forze oramai ridotte al lumicino. A distanza di quasi un mese, ci sono clamorosi ed imprevedibili risvolti su tutta la vicenda. Nicky Interlici, infatti, è stato arrestato e posto ai domiciliari con l’accusa di essere il mandante degli attentati incendiari subiti. In uno dei roghi ci sarebbe la mano di Giuseppe Emanuele Di Noto, 25 anni, ex fidanzato della sorella del commerciante il quale avrebbe agito assieme ad altri due giovani, ancora in corso di identificazione. Anche Di Noto è stato arrestato e posto ai domiciliari. Secondo la Procura della Repubblica del tribunale di Gela, guidata da Lucia Lotti, che ha coordinato l’indagine, Interlici avrebbe architettato le azioni delinquenziali nel tentativo di consolidare la sua posizione di vittima, sfruttando e strumentalizzando una situazione iniziale che lo aveva visto subire altri due attentati: l’incendio della sua auto, una Mini Cooper e il danneggiamento delle vetrine di suoi due negozi, fatti per i quali è stata accertata la responsabilità di un giovane gelese, Calogero Greco, già condannato dalla magistratura con una sentenza di patteggiamento. L’esercente è indagato anche per calunnia proprio nei confronti dello stesso Greco, accusato, in fase di denuncia, di essere l’autore diretto o indiretto degli incendi del magazzino di vico Imperia e della macchina, una Smart, in sosta in via Apollo, nei pressi dell’abitazione della madre. In quel caso, era il primo marzo scorso, si sfiorò la strage. E Interlici, sempre davanti alle telecamere, si mostrò scosso per l’accaduto.
I due ultimi incendi, dunque, secondo l’inchiesta, sarebbero stati orchestrati dallo stesso Interlici al fine – sostengono i Carabinieri che hanno chiuso il cerchio sulla vicenda – di incassare i soldi dell’assicurazione e di ottenere anche i contributi statali previsti per le vittime di estorsione. Intercettazioni telefoniche ed ambientali, disposte dai comandanti provinciali e locali dell’Arma, Colonnello Giuseppe D’Agata e Capitano Pasquale Saccone, hanno consentito di appurare che la strategia di Interlici era molto chiara: riscuotere il denaro per risanare la propria precaria condizione economica in cui versa e per mantenere un elevato tenore di vita a cui non ha voluto mai rinunciare.




NO COMMENT