Retata a Gela: 40 arrestati


diGiuseppe D′Onchia - Pubblicato il 15 Dicembre 2009 - 12:20

Dovranno rispondere, a vario titolo, di associazione mafiosa finalizzata al controllo illecito degli appalti e dei subappalti, intermediazioni abusiva di manodopera, traffico di stupefacenti, ricettazione, estorsione, danneggiamenti, riciclaggio di denaro sporco, detenzione e porto abusivo di armi, le 40 persone finite in manette la scorsa notte nell’ambito del blitz denominato “Compendium”, eseguito dagli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta (diretti dal vice questore Giovanni Giudice) in collaborazione con quelli del Commissariato di Gela (agli ordini del vice questore Angelo Bellomo). Una è latitante. Una sequela di reati, i cui provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal Gip del tribunale del capoluogo nisseno, Giovanbattista Tona, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia. Sequestrate anche delle armi (pistole, fucili ed esplosivo). C’è anche una colt calibro 45 che secondo una perizia balistica sarebbe stata usata in due omicidi compiuti a Gela durante la guerra di mafia: quello di Antonio Meroni, nel 1989 e quello di Francesco Dammaggio, nel febbraio del 1991. Tutti gli indagati farebbero parte della cosca degli Emmanuello. La consorteria mafiosa, secondo le indagini, aveva creato nel Nord Italia un’organizzazione, con base logistica a Parma, che controllava imprese, appalti e manodopera in cinque regioni: oltre all’Emilia Romagna, il sodalizio criminoso avrebbe avuto ramificazioni anche in Lombardia, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Toscana. E proprio in queste regioni del Nord, fino a qualche ora addietro, si trovavano soggetti inseriti a pieno titolo nell’organizzazione, colpiti dall’ordinanza di custodia cautelare. Tre esponenti della cosca Emmanuello, si erano persino candidati nella lista Mastella/ Udeur-Popolari alle elezioni comunali di Parma, che si sono tenute il 27 e 28 maggio di due anni addietro, senza però essere eletti. Si tratta di Orazio Infuso, 39 anni;  Marco Carfì, 31 e Nunzio Alabiso 30 anni, tutti arrestati.  L’inchiesta giudiziaria, coordinata dal Procuratore Sergio Lari e dagli aggiunti Domenico Gozzo, Nicolò Marino, Onelio Dodero e Gabriele Paci, ha ricostruito le attività illecite del clan Emmanuello, monitorando le operazioni di sostegno alla latitanza di Daniele Emmanuello, rimasto ucciso il 3 dicembre del 2007, durante le fasi della sua cattura in un covo individuato nell’ennese. Ed è proprio da uno dei pizzini rinvenuti, durante l’autopsia, nello stomaco del boss, che è scattata la molla per ricostruire, dettagliatamente, l’organigramma mafioso, svelando i nomi degli affiliati. All’indagine hanno fornito un notevole contributo una donna tedesca, Patrizia Matt, ex convivente di Alessandro Emmanuello, fratello di Daniele, e il collaboratore di giustizia Fortunato Ferracane. Ai magistrati quest’ultimo ha raccontato di summit di droga che si svolgevano nel bar – pizzeria Caverna-net di via Licata, indicando nel proprietario, Rocco Ascia, inteso Riccardo (arrestato), il punto di riferimento della cosca. Tra i pizzini finiti sotto la lente di ingrandimento, Giuseppe Bevilacqua (altro arrestato) è indicato come colui il quale si dedica alle estorsioni e controlla ed impone gli appalti del movimento terra e nelle forniture di calcestruzzo. Tra gli episodi finiti nell’occhio del ciclone, anche quello della costruzione della chiesa San Rocco, nel quartiere Cantina Sociale. Lo stesso Bevilacqua sarebbe stato il reale controllore della Calcestruzzi Spa per la zona di Gela. Ad un concorrente, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, avrebbe fatto incendiare il camion-betoniera. La magistratura, inoltre, ha appurato che Salvatore Terlati (anche lui indagato) per conto di Daniele Emmanuello, si era trasferito a Parma e con la complicità di alcuni imprenditori gelesi che operavano sul posto (i fratelli Carmelo e Nunzio Alabiso e i congiunti Claudio, Fabio e Orazio Infuso) era riuscito a mettere in piedi un’attività di caporalato, collocando a varie imprese manodopera specializzata proveniente proprio da Gela.  Per quanto riguarda invece le estorsioni, lo stesso Terlati attuava uno stratagemma: le ditte sottoposte al pagamento del pizzo, emettevano e ricevano delle fatture false per prestazioni inesistenti, che permettevano di scaricare i costi ed evadere il fisco. Chi non pagava subiva pesanti intimidazioni.  L’inchiesta ha anche fatto luce su numerose estorsioni compiute ai danni di commercianti ed imprenditori gelesi.Sono quattro le informative antimafia della Polizia confluite nell’operazione Compendioum della scorsa notte che ha portato in carcere 40 presunti mafiosi della famiglia Emmanuello di Cosa Nostra gelese. Gli arrestati sono: Carmelo Alabiso, di Gela, 32 anni; Nunzio Alabiso, di Gela, 30 anni, residente a Varano dè Melegari (Parma); Francesco Aprile, , di Niscemi, 63 anni; Rocco Ascia, di Gela, 34 anni; Giuseppe Salvatore Bevilacqua, di Gela, 42 anni; Giuseppe Billizzi, di Gela, 37 anni, Massimo Carmelo Billizzi, di Gela, 34 anni (detenuto); Maurizio Burgio, di Gela, 39 anni; Marco Gino Carfì, di Gela, 31 anni; Rosario Cascino, di Gela, 42 anni, residente a San Zeno Naviglio (Brescia); Angelo Eugenio Di Bartolo, di Gela, 32 anni, residente a Parma; Gianfranco Di Natale, di Gela, 36 anni; Andrea Frecentese, nato a Pordenone, 33 anni, residente a Cordenons (PN); Raimondo Gambino, 25 anni, Gianluca Gammino, nato a Vittoria, 35 anni, residente a Gela; Salvatore Gravagna, di Gela, 27 anni; Claudio Infuso, di Gela, 31 anni, residente a Parma; Fabio Infuso, di Gela, 37 anni; Orazio Infuso, di Gela, 39 anni, emigrato nel Comune di Parma; Nunzio Mirko Licata, di Gela, 32 anni, emigrato nel Comune di Ghedi (Brescia), detenuto; Claudio Lo Vivo, di Gela, 34 anni, domiciliato a Pordenone; Crocifisso Lo Vivo, di Gela, 44 anni; Marco Maganuco, di Gela, 33 anni; Francesco Martines, di Gela, 26 anni; Sandro Missuto, di Gela, 31 anni, detenuto; Claudio Parisi, nato a Nardò (Le), 54 anni, domiciliato a Genova; Gianluca Pellegrino, di Gela, 25 anni; Alessandro Piscopo, di Gela, 35 anni; Giuseppe Piscopo, 33 anni; Tommaso Placenti, di Gela, 33 anni, residente a Parma; Paolo Portelli, 41 anni; Bruno Salvatore Quattrocchi, di Gela, 30 anni; Nunzio Quattrocchi, di Gela, 34 anni; domiciliato nel Comune di Sesto Fiorentino; Calogero Sanfilippo, di Mazzarino, 34 anni; Gabriele Giacomo Stanzù; nato a Capizzi (Messina), 49 anni, residente a Valguarnera (Enna); Salvatore Terlati, di Gela, 35 anni; Daniele Turco, di Gela, 40 anni; Francesco Vella, di Gela, 34 anni, detenuto; Domenico Vullo, di Gela, 33 anni, detenuto.

Le foto degli arrestati possono essere visionate attraverso il Tg 10 video del nostro sito internet.

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