Gela, si pente Crocifisso Smorta
Altro scossone nella famiglia mafiosa degli “Emmanuello” di Gela. Da qualche giorno a questa parte, sta collaborando con i magistrati della Direzione Distrettuale Antimafia di Caltanissetta, il reggente del clan, Crocifisso Smorta, 50 anni (nella foto). Agli inquirenti ha già fornito indicazioni – ritenute di estrema rilevanza – sull’attività estorsiva messa in atto dagli affiliati al gruppo criminoso, indicando i nomi degli aguzzini e delle vittime. Un contributo che – sostengono gli investigatori – promette di squarciare il velo su anni ed anni di vessazioni compiute ai danni di commercianti ed imprenditori del luogo. Il nuovo collaboratore di giustizia ha maturato l’idea di raccontare tutto, in carcere da dove è recluso dal 2006, anno in cui fu arrestato dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione “In & Out”, con la pesante accusa di associazione mafiosa e trasferimento fraudolento di valori. Il nome del nuovo collaboratore di giustizia è entrato di diritto nelle cronache, per essere rimasto coinvolto, in più occasioni, in numerose retate, l’ultima delle quali, ribattezzata “Redibis”. In quell’occasione, era il 17 febbraio di quest’anno, la misura di custodia cautelare gli fu notificata in carcere per mafia ed estorsione. Secondo l’accusa, assieme ad altre 31 persone (4 delle quali a piede libero), avrebbe estorto denaro al titolare di un ristorante. E non solo soldi, ma anche consumazioni gratuite di pranzi e cene. L’attività estorsiva, secondo la Polizia del locale Commissariato e la Squadra Mobile di Caltanissetta, sarebbe andata avanti per ben 8 anni, dal 1994 al 2002. Smorta avrebbe ricoperto il ruolo di reggente del clan mafioso, dopo la cattura di personaggi storici in seno alla “famiglia” ed inoltre avrebbe avuto anche un ruolo decisionale negli ambienti criminosi, al punto da dire la sua in episodi cruenti, come la strage di Vittoria, che si consumò il 2 gennaio del 1999. All’interno del bar “Esso” furono uccise cinque persone. La strage fu compiuta nell'ambito di contrasti per il controllo delle estorsioni e del traffico di droga. Il 13 settembre scorso, un altro esponente di spicco di Cosa Nostra gelese decise di saltare il fosso. Si tratta di Fortunato Ferracane, 37 anni. Grazie alle sue collaborazioni, la Squadra Mobile di Caltanissetta e la Polizia di Gela, rinvennero, in un appezzamento di terreno di contrada Zai, a pochi chilometri dal centro abitato gelese, un mini arsenale sotterrato. Le armi sarebbero state utilizzate in diversi episodi delittuosi nella guerra di mafia a Gela.




Continuanto di questo passo la citta ritornera' a splendere cosi come mi raccontava sempre mio nonno.