Mercato settimanale: la protesta dei commercianti


diLiliana Blanco - Pubblicato il 18 Settembre 2009 - 17:28

E’ esplosa la rabbia dei commercianti che operano nel mercato settimanale del martedì. Ieri sera hanno fatto incursione al Consiglio comunale di Gela, interrompendo i lavori sul bilancio di previsione protestando per 4 ore di fronte ad assessori e consiglieri per far sentire la loro voce. Hanno chiesto la sospensione del sorteggio per l’assegnazione del posto presso il nuovo sito del mercato settimanale in via Madonna del Rosario, in vista del trasferimento. Non voglio l’apertura dell’asse di via Giulio Siragusa che potrebbe essere presa d’assalto ai venditori ambulanti abusivi. Stamattina l’incontro con l’assessore allo sviluppo economico Gaetano Orlando che ha ribadito l’apertura dell’amministrazione alle esigenze dei lavoratori ma altrettanto fermamente ha sottolineato che il trasferimento ci sarà dopo otto mesi di lavoro e incontri con i sindacati di categoria.
Ieri sera c’era in programmazione la seduta del consiglio comunale sul bilancio di previsione: l’ultimo giorno utile è lunedì per l’approvazione pena lo scioglimento e l’approvazione d’ufficio del commissario ad acta. Ma quando sono ripresi i lavori il Presidente Giuseppe Di Dio ha denunciato pubblicamente che lo strumento finanziario depositato dall’amministrazione manca di pareri fondamentali sugli emendamenti. Il clima surriscaldato per la protesta ha creato altri episodi e screzi. Il presidente Di Dio ha chiesto al segretario generale un parere di legittimità su una domanda posta da un commerciante ma il segretario ha sostenuto di non dover rispondere ai quesiti dei cittadini; si è allontanata dall’aula consiliare ed ha accusato un malore per il quale ha dovuto consultare un medico. Il presidente Di Dio ha sottolineato che dipendenti, consulenti e funzionari comunali hanno l’obbligo di lavorare per un unico obiettivo: quello del funzionamento della macchina comunale. Il capogruppo del Pd Salvatore D’Arma ha chiesto che fosse applicata la censura per l’atteggiamento del segretario generale Antonina Liotta.

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