Gela "Città dei veleni", dove si muore di inquinamento


diAnonimo - Pubblicato il 17 Luglio 2009 - 13:38

Arsenico e metalli pesanti nel sangue e nelle urine dei cittadini presi a campione; malattie tumorali in aumento; ricoveri in crescita per patologie cardiovascolari e respiratorie. Sono questi alcuni dei dati allarmanti (anche se qualcuno frena dicendo che non sono preoccupanti) resi noti, a Gela, a conclusione del monitoraggio incrociato sull’area a rischio del comprensorio gelese (Gela, Niscemi e Butera) effettuato attraverso studi del CNR, dell’organizzazione mondiale della sanità (OMS), dell’istituto superiore di sanità in Italia e della Regione Sicilia.
Lo studio epidemiologico “Sebiomag”, sostenuto su un campione di 262 residenti di età compresa tra i 20 e i 44 anni, ha permesso di accertare “un profilo di esposizione diffusa di arsenico, con alcuni valori singoli alti, significativamente superiori a quanto riscontrato in popolazioni non esposte in ambito lavorativo o in circostanze accidentali; un segnale di esposizione al rame, caratterizzato da numerosi valori plasmatici quasi tutti in donne”.
L’indagine epidemiologica avviata dalla Regione Sicilia e dall’istituto superiore di sanità, ha permesso di accertare nell’area di Gela “un eccesso di patologie tumorali, sia negli uomini che nelle donne e sia per mortalità che per morbosità; in particolare si registra un aumento dei tumori dello stomaco, del colon-retto, della laringe, di bronchi e polmoni, della vescica e dei linfomi non-Hodgkin”.
Oltre a queste patologie è stato registrato “un eccesso di ricoveri per malattie cardiovascolari e respiratorie acute” e in particolare per “pneumoconiosi” tra gli uomini, ovvero per affezioni da polveri nei polmoni.
Insomma, a Gela si morirebbe di inquinamento.
Sotto accusa è la contaminazione ambientale (acqua, terra, aria e cibi) causata in maniera preminente dagli scarichi industriali del petrolchimico dell’Eni. Regione e provincia hanno annunciato l’intensificazione della rete di rilevamento di gas e polveri, l’istituzione di un osservatorio permanente e del completamento del piano di risanamento ambientale, fermo da oltre 10 anni.
 

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