Gela, fatta luce su tre tentati omicidi: 8 arresti
Per tre tentati omicidi compiuti a Gela nel 1989, la Polizia di Gela nella notte ha fatto scattare 8 arresti. La giustizia è lenta, ha i suoi tempi, ma prima o poi arriva ed incastra alle proprie responsabilità chi si è macchiato di episodi abbastanza gravi. A Gela, tra gli anni 80-90, scoppiò una sanguinosa guerra di mafia tra due clan in lotta: quella di Cosa Nostra, capeggiata da Piddu Madonia, e quella denominata “Ianni-Cavallo”, dal cognome di quelli che furono i maggiori rappresentanti nel periodo più cruento della contrapposizione tra le due famiglie criminose. Ci furono 100 e più morti ammazzati ed altrettanti tentativi di omicidio. C’erano i soldi per i lavori da eseguire alla diga “Disueri”, sulla bilancia del crimine. E se c’era da eliminare un affiliato, il clan rivale non esitava nel proprio intento. E se a volte, l’obiettivo da uccidere non veniva localizzato nel punto in cui si sarebbe dovuto trovare in quel momento, si sparava ugualmente: l’importante era assassinare personaggi contrapposti. Le decisioni da prendere venivano concordate in summit di mafia che, in riferimento alle dichiarazioni rilasciate da Emanuele Argenti, si tenevano, per non destare sospetti, all’interno del cimitero monumentale di via Palazzi. E così accadde il 18 marzo del 1989. C’era da uccidere Paolo Di Giacomo, esponenti di spicco del clan “Iannì-Cavallo”, successivamente chiamato “Stidda”. L’agguato doveva scattare alle 16.30 in via Francesco Crispi. Della vittima, però, neanche l’ombra. Ed allora il gruppo di fuoco attentò alla vita di altri tre esponenti rivali, che in quel momento passarono in quel posto. Furono feriti a colpi di pistola 7.65 e calibro 38 e di fucile calibro 12, Salvatore Bacarella, Marcello Orazio Sultano (adesso collaboratore di giustizia) e Salvatore La Russa. I killer arrivarono in sella a due motorini, successivamente rinvenuti dagli inquirenti presso il cimitero, non distante dal luogo della sparatoria, assieme a due caschi e una maglietta di felpa. C’era anche un mini arsenale composto da una pistola calibro 38 special, un fucile a canne mozze calibro 12, una rivoltella calibro 7.65 ed una pistola con l’identico calibro. Materialmente a sparare furono Nino Pitrolo e Lucio Accardi, entrambi di Niscemi. L’azione criminosa fu pianificata da Vincenzo Minardi, Salvatore Burgio, Lucio Accardi, Nino Pitrolo, Carmelo Tasca, Emanuele Iozza, Giovanni Di Noto, Emanuele Argenti di Guido ed Emanuele Argenti, inteso Maurizio. Uccidendo Paolo Di Giacomo, si voleva dare una risposta immediata alla decisione della Stidda di volere assassinare Salvatore Polara, nel dicembre del 1988, esponente di spicco del clan Madonia. La scorsa notte la Polizia di Gela e la Squadra Mobile di Caltanissetta, assieme agli agenti del Commissariato di Niscemi, hanno arrestato i responsabili, 6 dei quali già detenuti per altri reati. Erano a piede libero Antonino Pitrolo, 52 anni e Giovanni Di Noto, 54 anni. Agli altri il provvedimento restrittivo è stato notificato in carcere: si tratta di Salavatore Burgio, Marco Ferrigno, Emanuele Argenti d Guido, Emanuele Iozza, Carmelo Tasca e Vincenzo Minardi. Gli arrestati sono tutti elementi di spessore della consorteria mafiosa e annoverano numerosi precedenti penali. Antonino Pitrolo è ritenuto l’attuale reggente del clan di Cosa Nostra a Niscemi. L’operazione di Polizia della scorsa notte, denominata “Imago Mortis” , è scattata su disposizione del Gip del Tribunale di Caltanissetta, Alessandra Giunta, su richiesta dal procuratore capo della Direzione Distrettuale Antimafia, Sergio Lari, e dei sostituti procuratori Domenico Gozzo e Antonino Patti.




