Gela. Tre avvisi di garanzia per lo scoppio mortale alla Ecorigen
Avvisi di garanzia sono stati emessi dalla magistratura di Gela nei confronti di dirigenti e tecnici dell’Ecorigen, l’azienda francese nel cui impianto di rigenerazione di catalizzatori, all’interno del petrolchimico, è avvenuto lo scoppio che, mercoledì sera, ha causato la morte dell’operaio licatese, Salvatore Vittorioso, di 34 anni. Sono l’amministratore delegato, il capo della sicurezza aziendale e un tecnico responsabile dell’impianto.
I loro nomi erano stati già scritti nel registro degli indagati per omicidio colposo subito dopo il mortale infortunio. Contemporaneamente fu disposto il sequestro delle apparecchiature e l’ordine di effettuare l’autopsia sul cadavere dello sfortunato lavoratore. Esame, questo, che è iniziato nel tardo pomeriggio e si è concluso in serata serata. La salma è stata restituita ai familiari. I funerali potrebbero svolgersi nella giornata di lunedì. Per quella giornata i sindaci di Gela, Rosario Crocetta, e di Licata, Angelo Graci, hanno proclamato il lutto cittadino.
Oggi, i carabinieri, su mandato della procura, hanno perquisito gli uffici dell’azienda, all’isola 13 del petrolchimico, ed hanno sequestrato documenti, fogli di marcia dell’impianto e diagrammi delle apparecchiature in funzione al momento dello scoppio.
Vittorioso era un operaio precario, con contratto a termine. Un rapporto di lavoro, secondo i colleghi, che lo avrebbe esposto ai ricatti dell’azienda, per evitare il rischio del licenziamento.
E infatti, pur avendo terminato il suo turno di lavoro, era stato invitato a rimanere in servizio, per seguire le operazioni di verifica tenuta e di riavviamento dell’impianto, nel cui forno era avvenuto l’intervento di manutenzione. In un duro comunicato, alcuni ambientalisti denunciano che molti lavoratori del petrolchimico, con contratto a termine, sono vittime di ricatti occupazionali quotidiani perchè esposti a rischi continui e a turni disumani di lavoro. I metalmeccanici di Cgil Cisl e Uil invitano le maestranze ad alzare il livello di guardia e a denunciare ogni carenza di sicurezza. Le istituzioni e la politica – scrivono i comunisti italiani e il movimento Democrazia e socialismo – debbono dare atti tangibili ribadendo che la 626 non è un’optional, è una legge sulla sicurezza, sulla prevenzione degli infortuni e chi non la rispetta commette un reato. Ecco perchè sollecitano controlli di fronte a omicidi bianchi sempre più numerosi.
Tra Caltanissetta e Gela, tre morti sul lavoro, mercoledì, in una sola giornata, sono davvero un bollettino di guerra, come afferma in un suo ordine del giorno la Femca Cisl nazionale. Morti definiti frutto di una guerra impropria di cui difficilmente si accerteranno le responsabilità, finendo col dare la colpa a un errore umano. Ed allora viene richiamata l’attenzione sulle condizioni di lavoro, gli appalti, le precarietà diffuse la mancanza di formazione e la scarsità dei controlli. Per la Femca Cisl bisogna investire su sicurezza e ambiente ponendo la vita umana al centro dell’azione sindacale nella tutela delle condizioni di lavoro.



