L'Editoriale


diFranco Infurna - Pubblicato il 18 Dicembre 2008 - 14:03

L’ato idrico di Caltanissetta e la società Caltaqua stanno confezionando il regalo di natale per i gelesi, una polpetta avvelenata fatta di chiusura dei contatori con distacco dell’utenza e l’imposizione di pagare non più il 50% delle bollette, come concordato col sindaco, ma l’intera cifra arretrata. Basta non aver pagato una bolletta o di averla pagata anche in leggero ritardo. Poco importa se parliamo di acqua non potabile, che arriva a singhiozzo e perfino inquinata. Sono colpi durissimi che buttano le famiglie nella disperazione, che creano disagi e situazioni di estremo degrado igienico-sanitario, bruciano le tredicesime, per chi ce l’ha uno stipendio o costringono gli utenti a indebitarsi pur di trovare i soldi con cui ottenere il riallaccio. Sia ben chiaro, le bollette vanno pagate, ma in modo equo e con un minimo di tolleranza.
Invece, l’acqua che il buon Dio ha donato agli uomini, l’acqua che è un bene di tutti, di piante e animali compresi, diventa un’arma nelle mani di Caltaqua, per gentile concessione dei politici.
E Caltaqua, in virtù di un regolamento che solo lei ha voluto ma che nessuno degli utenti ha mai firmato per accettazione, pretende di essere ancora più potente del buon Dio arrogandosi il diritto di chiudere i rubinetti e lasciare nella sete e nella sporcizia migliaia di cittadini.
Gli operai che staccano i contatori rischiano il linciaggio giorno dopo giorno. Un lavoro ingrato, il loro, un’azione crudele quella di lasciare senz’acqua vecchi, donne, bambini, sani o ammalati che siano, incuranti delle mille necessità. Quando l’Enel opera il distacco lascia un minimo di corrente per una lampada e il frigo. L’azienda dell’acqua invece NO.
E’ un crimine che grida giustizia. Ma i politici di Gela sono diventati sordi. Persino il tanto battagliero sindaco sembra avere rinunciato a svolgere il suo ruolo di guida, di governo e di tutela della comunità gelese.
Fuori dall’ufficio di Piazza San Giacomo la gente è confusa, protesta, si dispera, non trova tutela. Le associazioni dei consumatori esistono solo al momento di rivendicare un posto di potere alla camera di commercio di Caltanissetta, poi scompaiono. E i sindacati si girano a guardare da un’altra parte. Sappiamo che i carabinieri stanno indagando sia sull’erogazione di acqua inquinata da colibatteri fecali sia sui ritardi delle misure amministrative e sanitarie adottate. Pare che nell’inchiesta si stiano leggendo anche le carte dell’Ato idrico e i rapporti con Caltaqua.
Ci auguriamo che finalmente si faccia chiarezza. Ma l’auspicio dei gelesi è che Gela esca dall’ato idrico e che torni a gestire il suo acquedotto in proprio, come fa Vittoria, come fa l’intero Ragusano, con grande sollievo dei cittadini.
 

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Sig. Franco Ifurna,
ho letto il suo articolo riguardante la caltacqua, e sono pienamente daccordo con le sue parole.....
Il problema di noi cittadina è stato quello di fidarci del signor sindaco rosario...
pagate le bollette portate le copie al comune....
si tanto lui non ci ha dato manco un numero di protocollo...
e tanto meno non riesce a tutelarci....
adesso cosa ci tocca fare?
denunciare il sindaco che diceva che non c erano problemi se si fosse pagata la bolletta il 50%?
o denunciare la caltacqua che ci da un acqua che non può manco definirsi tale....?
distinti saluti
irene