Altro caso di malasanità a Gela
Quattro interventi chirurgici e tre esami istologici non bastano a medici e analisti per stabilire che si tratta di un caso di tumore. Quando finalmente lo accertano, per il paziente, è troppo tardi. Questo ennesimo caso di "malasanità" è accaduto a Gela. La vittima è un pensionato, Renato Manente, di 72 anni, originario di Venezia. Nel giugno del 2003, l'uomo si accorge di avere un rigonfiamento alla spalla sinistra. Viene diagnosticato come "cisti" e sottoposto a intervento chirurgico presso l'azienda ospedaliera "Vittorio Emanuele " di Gela. Il responso dell'anatomopatologo stabilisce che si tratta di un "Dermatofibroma" con "margini di sezione in tessuto sano". Dunque, nulla di preoccupante. Ma un anno dopo, il gonfiore si ripresenta. Questa volta il paziente si affida alle cure del chirurgo di una casa di cura privata, "Santa Barbara", di Gela, che lo opera in day-hospital. Non viene effettuato alcun esame istologico. Il problema si ripresenta nei sei mesi successivi, stavolta con l'aggravante dell'estensione dell'area interessata e della comparsa di numerose bolle sulla cute arrossata e screpolata. A Gennaio del 2005 il terzo intervento sempre alla "Santa Barbara" con biopsia che riferisce dell'esistenza di "cute con erosioni ed ulcerazioni epidermiche alternate ad aree di acantosi; diffusa e marcata reazione fibroflogistica dermo-ipodermica con parziali aspetti di tipo cheloideo " e "focolai più o meno estesi di flogosi cronica aspecifica". Nel maggio dello stesso anno, il quarto intervento, ancora nella stessa clinica privata. L'anatomopatologo conferma il "sospetto clinico di Cheloide". Nel settembre del 2005, la figlia del paziente, Olga, decide di portare il padre nell'ospedale di Canicattì. Qui lo operano ed effettuano l'esame istologico da cui emerge la drammaticità del calvario di Renato Manente: "localizzazioni multiple di Melanoma". E' tumore in stato avanzato. Inutili i due interventi successivi all'ospedale "Cannizzaro" di Catania e la chemio-terapia cui il paziente viene sottoposto. Ha cessato di vivere il 18 novembre scorso. La figlia ha denunciato i medici che lo hanno sottoposto alle prime quattro operazioni e l'anatomopatologo (sempre lo stesso, quello del civico di Gela) ai quali il paziente si era affidato.



