"Diplomi facili", prime confessioni


diAnonimo - Pubblicato il 29 Luglio 2006 - 12:31

Emergono le prime confessioni nell'ambito dello scandalo dei "diplomi facili" scoppiato alcune settimane addietro a Gela ed in altre località del comprensorio, con il filone d'indagine che ha coinvolto anche un istituto privato paritario di Cosenza, in Calabria. I finanzieri della compagnia gelese, titolari dell'inchiesta, su ordine del sostituto procuratore della Repubblica, Alessandro Sutera Sardo, hanno interrogato numerosi studenti, i quali hanno ammesso che il rilascio del diploma avveniva senza frequentare i corsi annuali. Agli inquirenti, inoltre, hanno confidato che al loro posto, sempre d'accordo con i gestori dell'istituto, mandavano gli amici a fare il "compito i classe". La loro presenza si registrava soltanto una volta ogni 2-3 mesi, solamente in occasione delle verifiche scritte "farsa",.Le "fiamme gialle", guidate dal capitano Jontahan Pace, per di più, hanno appurato che altri alunni, pur risiedendo o dimorando in differenti città, sono stati iscritti come "studenti interni" , presso istituti privati ubicati a centinaia di chilometri di distanza. Nell'elenco figura anche un giovane di Chivasso, in provincia di Torino. Tutti, indistintamente, hanno pagato, una cifra che oscilla tra i 3500 e i 4000 euro. Nel mirino della magistratura, c'è la società Safes srl che gestisce gli istituti privati partitari tra cui il "Michelangelo" di via Palazzi, nel quartiere di Caposoprano, a Gela. Secondo l'attività investigativa, che promette ulteriori sviluppi,  i dirigenti della stessa società, avrebbero messo in piedi una vera e propria organizzazione, lucrando sulle spalle degli studenti. Giorni addietro, la magistratura ha emesso quattro avvisi di garanzia nei loro confronti. Sul registro degli indagati sono finiti Emanuele Cassarino, di Gela; Ernesto Calogero di Catania;  Giuseppe Malfitano e Giovanni Rapidà di Licata.  L'accusa è di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e al falso. Gli interrogatori dei quattro è previsto per la prossima settiimana. Intanto l'inchiesta si sta allargando a macchia d'olio, coinvolgendo altri istituti scolastici. I militari hanno puntato la loro attenzione anche sulla provincia di Catania e di Agrigento, dove sono presenti altri istituti gestiti dalla stessa società finita nell'occhio del ciclone. sequestrati registri scolastici, libri amministrativi e contabili e diplomi rilasciati negli ultimi anni. Secondo una prima stima il giro d'affari dei diplomi di maturità truccati, si attesterebbe intorno ai 500 mila euro l'anno.  Gli studenti interrogati nelle ultime ore, inoltre, hanno confermato che era molto facile eseguire un  compito in classe, considerato che i docenti o gli stessi gestori dell'istituto, li invitavano a copiare, fornendo anche le risposte ai quesiti.  Un titolo di studio raggiunto senza fatica e senza sudore ma pagato a caro prezzo.