Gela, "Cosa Nostra" controllava il business del calcestruzzo: due arresti
Devono rispondere di estorsione continuata in concorso e concorrenza illecita mediante minaccia o violenza i due gelesi arrestati la scorsa notte dagli agenti di Polizia del locale Commissariato che hanno agito in stretta sintonia con quelli della Squadra Mobile di Caltanissetta. Si tratta di Giuseppe Salvatore Bevilacqua, 38 anni, operaio, già sorvegliato speciale e Fabio Leonardo Casciana, di 30, imprenditore edile, procuratore della ditta “Beton Edil srl”, con sede a Gela. Secondo l’accusa mossa dagli inquirenti, i due avrebbero imposto alle imprese edili operanti nel territorio gelese, di acquistare cemento e calcestruzzo solo dalla loro impresa, avvalendosi della forza dell’intimidazione. Nel corso del blitz della scorsa notte, è stato eseguito anche il sequestro preventivo dello stesso stabilimento di produzione di calcestruzzi, che sorge in contrada “Piana del Signore”, con la nomina di un amministratore giudiziario. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere, sono state emesse dal Gip presso il Tribunale di Caltanissetta, Ottavio Sferlazza, su richiesta della Dda nissena. L’inchiesta, durata quasi un anno e portata avanti con intercettazioni telefoniche ed ambientali, ha evidenziato che Bevilacqua e Casciana, legati alla cosca mafiosa di “Cosa Nostra”, gruppo Emmanuello, avrebbero esercitato pressione mafiosa, affinché la fornitura di calcestruzzo alla ditta “Edil Etnea” di Santa Venerina, in provincia di Catania, che sta costruendo lo stabilimento e deposito della ditta Zappalà, in contrada Bugio, a Butera, continuasse ad essere effettuata dall’impresa gelese e non da altre, onde evitare problemi, ciò nonostante la maggiore convenienza economica dell’offerta di calcestruzzo di un’altra ditta concorrente. Quest’ultima, infatti, aveva presentato un preventivo per la fornitura di cemento molto più vantaggioso ( per l’esattezza 52 euro al metro cubo), rispetto al prezzo praticato dalla “Beton Edil” che invece ammontava a 58 euro al metro cubo. Al fine di evitare il subentro nella fornitura di una ditta diversa, Giuseppe Bevilacqua e Fabio Casciana, si sarebbero presentati al cantiere, minacciando espressamente che la fornitura doveva continuare ad essere effettuata da loro, altrimenti vi sarebbero stati danneggiamenti ai danni dell’impresa etnea. Con tono minaccioso – secondo le indagini – i due avrebbero raccontato agli addetti al cantiere di avere incendiato, nell’estate del 2004, una betoniera in movimento di una impresa che si era permessa di fare loro concorrenza. La “Edil Etnea” di Santa Venerina il 20 ottobre del 2005, ha rilevato dalla ditta “Di Vincenzo” di Caltanissetta, la costruzione del centro agro-alimentare. Dei due arrestati della scorsa notte, il nome che risalta di più è quello di Giuseppe Bevilacqua, accusato da 10 collaboratori di giustizia come “esponente di rilievo di Cosa Nostra, impegnato per conto del clan, ad occuparsi del controllo di attività imprenditoriali”. Il padre e un fratello di Giuseppe Bevilacqua, molto vicini al boss di Vallelunga Pratameno, Giuseppe “Piddu” Madonna, furono uccisi in due differenti agguati, nei primi anni della guerra di mafia di Gela.



