"Terra Nuova": dissequestrati tre negozi


diAdministrator - Pubblicato il 07 Giugno 2005 - 00:00

A distanza di 20 giorni dall'­operazione della Dia, direzione investigativa antimafia, di Caltanissetta che a Gela sequestrò beni immobili per 20 milioni di euro e iscrisse sul libro degli indagati 51 persone, accusate di trasferimento fraudolento di valori in concorso, con l'­aggravante di avere commesso il fatto in quanto appartenenti all'­organizzazione mafiosa, emergono i primi sviluppi processuali. Ieri, infatti, la sezione per il riesame della libertà personale e dei sequestri del Tribunale di Caltanissetta ha accolto le tre richieste di dissequestro presentate dagli avvocati Giovanni Lo Monaco, Riccardo Lana, Tonino Gagliano ed Emanuele Maganuco, che hanno difeso rispettivamente Giuseppe Antonio La Spina, titolare dell'­ex bar Epoca, adesso bar Madhù, di via Palazzi e i fratelli Orazio e Vito Fraglica, proprietari del bar Beverly Hills, di via Venezia, e dell'­omonima pasticceria di via Tevere. In questi ultimi due casi, i due legali dei Fraglica hanno dimostrato ai giudici che i propri assistiti non hanno nulla a che vedere con quanto sostiene l'­accusa mostrando, carte alla mano, tutte le tappe che hanno contraddistinto l'­attività lavorativa dei due e dalle quali è emerso che non si è verificata nessuna penetrazione di capitali sospetti. I locali, dunque, tornano alla piena disponibilità dei legittimi proprietari. Per quanto riguarda l'­ex bar Epoca, i legali Lo Monaco e Lana hanno dimostrato che il proprio assistito, Giuseppe Antonio La Spina, non c'­entra affatto con la vecchia gestione del locale e pertanto ne hanno chiesto l'­immediata restituzione. Il tribunale del Riesame, composto dai magistrati Letterio Aloisi, Paolo Scotto di Luzio ed Ettorina Contino, ha accolto la richiesta, annullando il decreto preventivo emesso il 10 maggio scorso dal Giudice per le indagini preliminari. La strana vicenda dell'­ex bar Epoca, lo ricordiamo, fu immediatamente sollevata dall'­avvocato Riccardo Lana che, poche ore dopo il sequestro effettuato dagli agenti della Dia, sottolineò che nessun legame esisteva tra lo stesso Bar e la nuova società denominata Bar Madhù.