Gela: presentato il libro di marco trainito "il mare immane del male" (Cerro edizioni)


diAdministrator - Pubblicato il 29 Novembre 2004 - 01:00

Horcinus Orca, Ë il grande romanzo di Stefano DíArrigo, di quasi mille e 300 pagine, pubblicato nel ë75 da Mondadori, che lo scorso anno Ë stato rilanciato da Rizzoli. In realt‡ il libro, al quale líautore ha lavorato per circa 20 anni, ha avuto pi? titoli: originariamente avrebbe dovuto chiamarsi la Testa del Delfino, poi, nel 61 uscÏ come I Fatti della Fera.
Uno scrittore gelese, il professore Marco Trainito, ha realizzato un saggio su Horcinus Orca, dal titolo IL MARE IMMANE DEL MALE che, con la prefazione di Silvana Grasso, Ë stato pubblicato dalla Cerro Edizioni e presentato ufficialmente, venerdÏ scorso, con la collaborazione del Corriere di Gela e dellíassociazione culturale ìSalvatore Zuppardoî.
Un libro che va letto con molta attenzione e interesse per apprezzarne la profondit‡ e lo spessore culturale.
La fabula implicita di Horcinus Orca riguarda gli avvenimenti che si susseguono dal primo allíotto di ottobre del 1943, in un paesaggio distrutto dalla guerra, ma con numerosi flash-back narrativi che raccontano fatti del passato, fino ad affacciarsi alla seconda met‡ del 1800. Protagonista della storia Ë ëNdrja, un nocchiero della ormai decimata regia marina, che torna ad Acqualatroni, il suo paese díorigine, sullo stretto di Messina, e ritrova il padre e gli altri pescatori stremati dalla fame, alle prese con uníorca morente, vicino alla spiaggia del paese.
Scattano i parallelismi tra líOrca di DíArrigo e líanimale marino dellíorlando furioso che pretende Angelica come sacrificio umano, o tra líOrca e Moby Dick la balena bianca. Poi lo sguardo sulla morte, la sfida continua contro il destino, contro la fame nera, il ruolo delle donne, il mare dellíautore popolato dalle fere, i delfini odiati da quei pescatori della terra di ëNdrja per i danni causati alle reti e ai pesci.
Un mare dominato dalle fere, ritenute i soli animali capaci di imprese collettive e folli e, alla fine, anche inutili, cosÏ come gli uomini nel 1943 consumano la loro impresa collettiva e folle della guerra.
Trainito analizza il romanzo ìcon passione inappagante - per dirla con parole di Silvana Grasso - scavando con la sua affilatissima piccozza archeologico-letteraria nei fondali di Horcinusî, dalla prima allíultima versione.
Per il saggista, DíArrigo ha riscritto buona parte della sua opera quasi secondo un palinsesto virgiliano, offrendo cosÏ ìuna chiave di lettura per illuminare tutta la componente classica della genealogia culturale dellíorcaî.
Per Marco Trainito, da questo punto di vista, Horcynus Orca Ë ìil romanzo della disperazione, il romanzo di una catastrofe esistenziale, storica, antropologica e cosmica senza rimedio, in cui il mondo Ë abbandonato a tutte le divinit‡ celesti, lasciato in balia degli emissari pi? feroci i dittatori che scatenano le guerre, le fereî. ìTutto muore nel romanzo inghiottito dallo sbadiglio delle fauci dellíorcoî. E Trainito conclude con un riferimento al mare immane del male, cioË il titolo del suo saggio, che nel racconto di DíArrigo Ë il mediterraneo, il mare díafrica, citato dallíautore con queste parole riservate a Gela: ìdirigersi verso Gela significa inoltrarsi nel cuore stesso dellíimmane, ovvero dentro, pi? dentro dove il male Ë maleî.
Ma líorca morente Ë la fine del male e líinizio della speranza, di una nuova era.