Sequestrata vasca piena di rifiuti di amianto alla Raffineria di Gela
All’interno dello stabilimento petrolchimico di Gela, ed in particolar modo nell’area della nuova discarica controllata – isola 32 – è presente una vasca, la numero 4, che contiene rifiuti speciali pericolosi, utilizzata anche per lo stoccaggio di rifiuti di amianto. Ne è convinta la Procura della Repubblica, guidata da Lucia Lotti, che questa mattina, ha emesso un decreto di sequestro, eseguito dagli uomini della Guardia Costiera, coadiuvati dal Nucleo Speciale d’Intervento di Roma. L’ordinanza cautelativa si è resa necessaria dopo un'ulteriore ed attenta ispezione operata lunedì scorso nell’area classificata di categoria 2 c (tossici – nocivi). Già nell’agosto scorso erano partiti i primi accertamenti sulla natura e le caratteristiche dei rifiuti stoccati nell’area e del percolato ed era stato riscontrato, fra l’altro, che il telo di copertura dei rifiuti di amianto stoccati nella vasca era lacerato in più punti e i sacconi denominati big bags contenenti i rifiuti erano squarciati e dunque senza protezione dagli agenti atmosferici, con conseguente possibilità di dispersione aerea, considerato che si tratta di materiale disgregato e volatile per effetto delle sollecitazioni termiche e le movimentazioni. Dagli esami di laboratorio è emerso che si tratta di una varietà di amianto denominata amosite. Proprio per la pericolosità per la salute pubblica delle fibre di amianto, se disperse in atmosfera ed inalabili, la normativa prevede precise ed inderogabili cautele per il deposito dei rifiuti contenenti amianto, tra cui la copertura del materiale a perfetta tenuta. Nel caso specifico è stato riscontrato che nella vasca n. 4 risultano stoccati circa 7 tonnellate di rifiuti di amianto, conferiti nel corso degli anni novanta. A seguito dei recenti accertamenti, così come riscontrato anche un anno fa, sono emerse violazioni alle prescrizioni imposte della normativa in materia di smaltimento di rifiuti di origine asbestosa: il telo di copertura dell’area è risultato squarciato e alcuni sacchi di contenimento del materiale aperti. La magistratura gelese ha ipotizzato i reati dei codice ambientale nei confronti di Bernardo Casa - Amministratore Delegato della Raffineria di Gela; Rosario Orlando, Responsabile Servizio del raggruppamento degli impianti della stessa Raffineria nel cui ambito ricade l’area delle discariche di Isola 32; Aurelio Faraci - Responsabile Servizio Prevenzione e Protezione e Biagio Genna - Capo Reparto Distribuzione Fluidi dell’area delle discariche Isola 32 della Raffineria. La vasca sequestrata è stata affidata in custodia giudiziale alla stessa Raffineria di Gela che è stata autorizzata ad accedervi per l’esecuzione degli interventi di messa in sicurezza del sito.



