Le regionarie grilline

10 Luglio 2017
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Palermo 10 Luglio 2017 - Il nisseno Giancarlo Cancelleri è il candidato ufficiale dei grillini nella corsa alla Presidenza della Regione Siciliana. Ad annunciarlo sul palco, in diretta streaming nella festa appositamente organizzata a Palermo, è stato Beppe Grillo in persona.

Lo hanno deciso attraverso la piattaforma on line "Rousseau", secondo gli unici dati numerici forniti pubblicamente dal movimento, 4350 attivisti certificati, registrati entro il 1 luglio 2016 e di cui il 51% ha optato favorevolmente per una seconda ricandidatura a "Governatore" da parte del deputato regionale uscente, dopo averci provato già 5 anni fa, nel 2012.

 

La platea degli attivisti, giorni prima, aveva votato altresì i 62 candidati ufficiali che comporranno le liste pentastellate nei 9 collegi ex provinciali. Nel collegio nisseno (che ingloba tutti i comuni del libero consorzio di Caltanissetta), correranno per un posto all'Ars (nella lista del Movimento 5 Stelle per l'appunto), lo stesso Cancelleri e due gelesi, Nuccio Di Paola e Ketty Damante, ex assessori della giunta Messinese. Allo stato dell'arte (nel momento in cui scriviamo), nulla si sa invece su chi andrà ad occupare i restanti 6 posti del “listino regionale” grillino, di cui capofila è ovviamente il candidato a Palazzo d'Orleans, Giancarlo Cancelleri.

 

Il Movimento 5 Stelle fa dunque sul serio e lo fa, peraltro, in perfetto stile “convention americana”, presentando il candidato alla presidenza e l'intera squadra di candidati a Palazzo dei Normanni, quando mancano poco meno di 4 mesi dall'appuntamento alle urne, fissato per il 5 novembre prossimo. Le dichiarazioni di Grillo e dei vari esponenti che vanno per la maggiore, non lasciano adito a dubbi di sorta. I grillini - annunciandolo apertamente - vogliono vincere in Sicilia per poi lanciarsi alla conquista una volta per tutte del parlamento nazionale e, quindi, del governo centrale, alle elezioni politiche che si svolgeranno, del resto, solo qualche mese dopo l'aver eventualmente espugnato l'isola. Il piano è svelato, senza troppi fronzoli. Grillo e compagni lo dicono a chiare lettere, senza nascondersi affatto, né agli avversari né, soprattutto, ai siciliani elettori. E questo è sicuramente un merito che va a loro riconosciuto. Così come indiscutibilmente un pregio è l'aver deciso le candidature allorquando tutti gli altri, tanto nel centrodestra quanto nel centrosinistra, sembrano ancora brancolare decisamente nel buio, tra fughe in avanti e brusche frenate, affermazioni solenni e puntuali smentite, che si rincorrono a vicenda.

 

Per contro, così come in questa occasione sono stati chiari nelle loro ambizioni e nelle loro aspettative, quelli del movimento 5 stelle non lo sono stati altrettanto sul piano della trasparenza, sia sotto il profilo formale che sotto il profilo sostanziale. Innanzitutto, non è assolutamente certa la "base" del movimento. Cosa si intende per "attivisti certificati", laddove hanno potuto votare e persino proporsi nella candidatura all'Ars chi pur registrandosi in “rete”, ha sempre o quasi disertato i meet-up, chi ha persino sostenuto candidati e partiti rivali nelle recenti competizioni elettorali e chi pur essendo registrato prima del 1 luglio 2016, nell'ultimo anno ha fatto altre scelte anche in contrasto con decisioni e posizioni proprie del movimento? Come si può rischiare di incorrere in tali situazioni a dir poco equivoche così da indurre i più maligni a sospettare che tanto i risultati non sarebbero comunque cambiati?

 

Interrogativi che meriterebbero pronte risposte e repliche univoche. Ma c'è di più. A parte il dato finale sui votanti per il candidato alla presidenza, difatti, nulla si sa sui risultati ottenuti dai tanti che si sono proposti per le candidature a deputato regionale. E fra costoro, non pochi se ne sono lamentati. Giustamente. Chiedere infatti conto sui voti ottenuti da ogni candidato è un diritto verso quest'ultimi e verso, soprattutto, i votanti. Si chiama "democrazia", in questo caso "interna". E su questo versante il Movimento 5 Stelle deve ancora crescere, non meno di quel resto della politica, di quella casta, che dicono tanto di voler avversare e da cui giurano di volersi distinguere.

 

 

Filippo Guzzardi

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