Senza un programma di governo? Gela torni alle urne, con dignità

01 Luglio 2017
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Gela 01 Luglio 2017 - Dopo 8 giorni di protesta a difesa dell'Ospedale di Gela, il Sindaco Domenico Messinese, primo cittadino e primo responsabile locale sul piano sanitario e della salute pubblica, smonta il gazebo e torna a palazzo di città rassicurato dall'assessore regionale al ramo, Baldo Gucciardi (Pd) e dal gelese Presidente della regione, Rosario Crocetta (Pd/Megafono).

In merito a tali rassicurazioni, il sindaco non svela nulla alla città, nemmeno ai (a suo dire) cinquemila sottoscrittori della raccolta firme. Il suo avversario, il direttore dell'asp nissena, Carmelo Iacono, che lo aveva querelato nei giorni scorsi, rimane al suo posto fino a nuove elezioni regionali (novembre 2017) in qualità di commissario straordinario, con il beneplacito – evidentemente - del partito democratico locale e provinciale.

Altrove, infatti, il Pd ha fatto cacciare dalle asp provinciali i rispettivi manager: vedi nell'agrigentino e, soprattutto, nello stesso ragusano del Presidente della Commissione Sanità, l'ex sindaco di Comiso, Pippo Di Giacomo, il quale accusa il portavoce Csag, Filippo Franzone, di campanilismo demagogico nel rivendicare servizi, strutture e personale carenti al “Vittorio Emanuele II”, mentre la sua avversione nei confronti dell'oramai ex manager dell'asp iblea (dirottato puntualmente al Villa Sofia), con presidi ospedalieri presenti a Vittoria, Comiso e Ragusa, nell'arco cioè di 20 chilometri, è filosofia politica d'alto rango.

Almeno in questa vicenda, nessuno può ragionevolmente accusare difetti comunicativi a Messinese, il quale ha avuto la ribalta locale, regionale e nazionale. Né poteva essere altrimenti nel caso del sesto comune isolano. L'ospedale è lo specchio di una città ed in questo caso, per l'appunto, di una città malata. Sotto questo profilo, d'altronde, le cinquemila firme raccolte non sembrano testimoniare un'alta considerazione dei cittadini nei confronti di questo Sindaco e, con tutta franchezza, non ci pare che la scelta di uscire dalla tana del lupo a Palazzo d'Orleans, dopo esserci entrato con i panni di cappuccetto rosso, chiudendo la protesta senza darne conto alla cittadinanza, ne abbia accresciuto la statura in termini di popolarità. A distanza di giorni leggiamo nei manifesti che la protesta è diventata proposta, con alcuni precisi punti individuati, un crono-programma stilato ed addirittura un conto alla rovescia che sarebbe partito, senza indicarne però il termine ultimo. Staremo a vedere, ma sfuggono le ragioni di un ottimismo sulla reale volontà di chi, da assessore al ramo uscente e da presidente della regione uscente, non ha dato determinate risposte nei mesi passati e dovrebbe adesso farlo nei due mesi estivi prossimi, sapendo che a settembre siamo già alle porte della campagna elettorale per le regionali.

D'altra parte, anche la popolarità del civico consesso non è poi così alta ed invidiabile. Anzi, tutt'altro. Parlando in giro, nessuno crede ciecamente sulla sfiducia al Sindaco. Anche in chi sotto sotto ci spera, lo scetticismo prevale di gran lunga. E se vogliamo dirla tutta, la percezione, abbastanza diffusa, è che in consiglio comunale non si salva più nessuno, specie nel loro procedere a briglia sciolte. E' palese. Manifestamente palese. Basti pensare, restando in tema, a chi presenta proprie mozioni di sfiducia, a chi continua solo ad annunciarle, a chi le nega ed a chi rimane muto ed immobile, in tranquilla attesa. Di cosa però, non è dato poi capire.

Eppure le consultazioni avviate da Messinese hanno dato un esito chiaro: il Sindaco ha 30 consiglieri all'opposizione. Questa è l'unica, vera ed oggettiva, motivazione politica - insindacabile neanche da parte di un giudice tranne che per manifesta illogicità o evidente travisamento dei fatti - legittimante qualsiasi mozione di sfiducia, ricordando che – a beneficio di chi legge – un sindaco può essere legittimamente sfiduciato anche se per una motivazione di tipo esclusivamente politico e non necessariamente di tipo giuridico-amministrativo (Tar Sicilia, Catania, Sezione III, 12 maggio 2011, n. 1170). In altri termini, un sindaco può essere sfiduciato anche per la diversità degli orientamenti politici fra i due organi locali eletti dai cittadini e, fra le varie conseguenze, per le ripetute conflittualità che ne sono derivate. A Gela il sindaco si è ritrovato dopo 6 mesi espulso dal suo movimento e senza più riferimenti nelle assemblee elettive regionali e nazionali. E' stato attaccato a turno da tutti i consiglieri comunali. A due anni esatti si ritrova, a livello locale, con un intero consiglio all'opposizione. Può Gela permettersi una situazione politica del genere per altri tre anni? Perché Messinese si rifiuta di portare un programma triennale, fino a scadenza di mandato, in consiglio comunale, il che equivale a presentarlo all'intera città, alla luce del sole? Perché innanzi a tale rifiuto i 30 consiglieri non si esprimono su una mozione di sfiducia? E perché nel frattempo si cambiano le composizioni dei gruppi consiliari? E con quale programma di governo si vuole andare avanti, magari così per altri 3 anni?

Senza un programma ufficialmente presentato dal sindaco e pubblicamente condiviso dalle forze politiche che volessero starci, si torni allora alle urne, ridando voce ai cittadini sovrani. Non è vero che si consegna automaticamente la città ad un commissario per un anno. Può accadere per scelta della Regione siciliana, ma si potrebbe votare anche al primo appuntamento elettorale utile ed a novembre si vota per le regionali. A cui seguiranno quasi a ruota le elezioni politiche. Quindi non è detto. E se nemmeno 20 dei trenta consiglieri all'opposizione riescono a sfiduciarlo, sia il sindaco per contro a sfiduciare loro: dimettendosi e mandando tutti a casa. Non si tratta di avere torto o ragione, di essere colpevoli o incolpevoli, responsabili o non responsabili. La situazione di fatto è semplicemente inaccettabile, per una città in agonia sotto ogni aspetto: economico, sociale e culturale. La sfiducia al sindaco come le dimissioni dello stesso in alternativa, non sarebbero altro che una presa d'atto. Qualcuno potrebbe spingersi pure a chiamarlo un atto d'amore per la città. 

 

 

Filippo Guzzardi

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