La schizofrenia politica in salsa gelese

25 Giugno 2017
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Gela 25 Giugno 2017 - A due anni di distanza dal voto schizofrenico espresso dai gelesi alle ultime amministrative, tra la svolta decisa nella guida della città per quanto concerne il sindaco - allora candidato grillino - e la scelta tutt'altro che di cambiamento al consiglio comunale con tanto di maggioranza di centrosinistra, la città continua conseguentemente a prestare il fianco ed pagare dazio.

Basti pensare a quanto successo lunedì scorso: il primo cittadino lascia palazzo di città e si trasferisce davanti l'ospedale con tanto di gazebo allestito per una raccolta firme a difesa del nosocomio gelese, mentre partiva la sfilza di mozioni di sfiducia a lui indirizzate. La prima mozione porta la firma dei 4 pentastellati che hanno mantenuto la promessa fatta 1 anno e mezzo fa allorquando il Sindaco venne espulso dal movimento, a cui è seguita la mozione di sfiducia depositata da Articolo 1 attraverso il suo unico rappresentante nel civico consesso, per poi passare a quella di Sicilia Futura che conta altri 4 consiglieri comunali. Si attende la - più volte annunciata e ribadita – mozione di sfiducia di Forza Italia, il cui gruppo consiliare è composto da 2 consiglieri. Se così fosse saremmo ad 11 consiglieri comunali dei 12 richiesti affinché la Presidente del Consiglio porti in aula la discussione prima del voto. E per sfiduciare il sindaco ci vogliono 20 Sì (i 2/3 del consiglio). Appare opportuno al riguardo precisare due aspetti. Il primo è di natura tecnica: non è obbligatorio presentare un'unica mozione con almeno 12 firme, ma è sufficiente sommare le (minimo 12) firme a più mozioni, in quanto le stesse altro non sono che richieste. Il secondo aspetto è di natura politica: per i richiedenti, è consigliabile andare ben oltre la soglia delle 12 firme e giungere ad almeno 16 sottoscrizioni, al fine di scongiurare che la seduta monotematica salti per mancanza di numero legale, eventualità quest'ultima che al contrario di quanto ambiscono i firmatari delle mozioni, non chiarirebbe le posizioni in seno al civico consesso oltre a rafforzare – e non poco - la figura del sindaco. Ciò precisato, non possiamo non registrare che in non pochi hanno notato nell'iniziativa del Sindaco, volta a difesa dell'ospedale, una valenza approssimativa. Insomma, non sono mancati coloro che hanno biasimato, per non dire rimproverato, Messinese di non aver avvisato prima, di non aver coinvolto prima, tanto da battezzare la sua iniziativa come una “solitaria fuga in avanti”. A costoro si sono aggiunti quelli che hanno deliberatamente accusato Messinese di aver inscenato un'iniziativa in realtà tardiva e quindi “sospetta” nel suo essere concomitante alla scadenza dei due anni di mandato per la mozione di sfiducia, tanto da qualificare la sua iniziativa come una “furbizia per distogliere l'attenzione” su quanto sarebbe accaduto da lì a poco in consiglio comunale. Insomma, quando si tratta di difendere Gela, la politica torna a dividersi, confondendo ancora una volta i cittadini. Non a caso, l'iniziativa e la raccolta firme sono partite in sordina per poi crescere di interesse col passare dei giorni. Perché a prescindere dalle forme e dai modi che fanno da cornice a questa iniziativa, quando Messinese apre bocca e parla di uno stato di assoluta emergenza del “Vittorio Emanuele II” dice delle scandalose verità, vergognosamente inoppugnabili, giacché confermate nei e dai fatti. Il che, dovrebbe giustificarne l'iniziativa “sic et impliciter”, senza se e senza ma. Ed invece? A Niscemi, quando le elezioni amministrative non erano poi così distanti, l'uscente La Rosa si è incatenato all'ospedale “Basarocco” a difesa della sua sopravvivenza (poi ottenuta) nel piano di riorganizzazione sanitaria regionale. Nessuno in paese ha parlato di fuga in avanti. Nessuno ha osato parlare di campagna elettorale anticipata. Era così chiara e palese l'emergenza che un'intera comunità, con un'unita classe politica in testa, si è stretta attorno al suo sindaco. A distanza di una trentina di chilometri e quasi cinquantamila abitanti in più, un sindaco che difende il proprio ospedale dove i reparti o vengono chiusi o vengono (più vigliaccamente) lasciati morire, la sua iniziativa viene strumentalizzata a destra e a manca, anche in mezzo se è per questo, da una classe politica che non punta, rifiutandola alla radice per l'ennesima volta, ad una logica d'insieme, sinergica, mirando semmai a dividersi e dividere i cittadini, mentre da mesi e mesi si parla di mozione di sfiducia che se approvata manderebbe tutti a casa e nel frattempo si moltiplicano le sollecitazioni alla Presidente Ascia ai fini di una redistribuzione delle poltrone nelle varie commissioni per i prossimi tre anni di mandato. Tutto ed il contrario di tutto in una città, la Gela post-industriale, che pare essere rimasta ferma al palo, ma che in realtà è già in caduta libera, sprofondando giorno dopo giorno in ciò a cui sembra destinata: vale a dire, l'oblio. Pura schizofrenia, come detto, benché sarebbe più corretto chiamarla, con tutta franchezza, pura idiozia. 

 

Filippo Guzzardi

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