Il civismo realtà politica locale

18 Giugno 2017
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Gela 18 Giugno 2017 - Se volessimo spiegare in estrema sintesi cosa è successo in questa tornata elettorale locale, possiamo esordire affermando che l'astensionismo cresce, il Movimento 5 Stelle subisce una decisa battuta d'arresto, il centro-destra sembra esser risorto ed il centro-sinistra tiene sostanzialmente botta.

Invero, la caratteristica saliente di queste amministrative, dalle grandi città ai piccoli comuni, è il proliferare di liste civiche, la cui presenza senza simboli di partito a corredo (in circa 850 comuni sui 1004 chiamati al voto) ha letteralmente dominato la scena in questo primo turno. Ma attenzione, non si tratta di un “civismo” che richiama esclusivamente ad una crescita di interesse e di partecipazione dei cittadini alla vita politica, anzi come anticipavamo in premessa, la disaffezione continua inesorabilmente ad aumentare ed incrementa la fetta degli italiani che non vanno più a votare, anche quando si tratta di eleggere sindaci e consiglieri comunali che dovranno decidere sugli aspetti che caratterizzano più da vicino la vita di ciascuno, dai servizi essenziali e le tasse, alla piazza, al giardino ed alla strada che porta dritto a casa tua, per non dire altro. E' per lo più un “civismo politico”, in effetti dettato dall'esigenza dei partiti di eludere la sempre più scarsa vena dimostrata dall'elettore nel barrare i relativi simboli, nascosti all'ombra di liste civiche che, considerato il modello elettorale adottato per le elezioni comunali, ben si prestano a favorire le aggregazioni, abbattendo steccati, posizioni precostituite, tensioni fino a vere e proprie lotte endogene all'area di appartenenza .......... e quant'altro. Ed allora, dietro questo “civismo camuffato e camaleontico” dei partiti, possiamo ribadire concetti già esplicitati negli anni passati: nel momento in cui i due poli aggregativi (centro-sinistra e centro-destra) sono uniti e compatti, si avvicendano nel vincere al primo turno o se la giocano al ballottaggio, mentre chi corre da solo come il Movimento 5 Stelle è destinato ad arrivare terzo o anche peggio; laddove invece uno dei due schieramenti si presenta diviso e caotico, il Movimento 5 Stelle ne approfitta andando al ballottaggio, che di regola si ritrova a vincere perché chi ha perso al primo turno lo sostiene al secondo: lo abbiamo visto a Gela come a Roma e persino a Torino lo scorso anno. Ma da qui a dire che i grillini di colpo non hanno più consensi in lungo ed in largo nella penisola, di acqua sotto i ponti ne passa. A Palermo con i suoi 600 mila abitanti, il Movimento 5 Stelle rimane il soggetto politico più votato, a quattro mesi delle elezioni regionali. Per contro, se ci sono degli sconfitti in questa consultazione – ed è un dato di fatto che emerge nettamente dai risultati – questi sono proprio i grillini. Praticamente fuori dalla stragrande maggioranza dei ballottaggi che riguardano i comuni oltre i 15 mila abitanti, non sono riusciti – se non in rarissime occasioni - a vincere nemmeno in quelli piccoli dove vige il maggioritario a turno unico. Pertanto, acclarato che il modello elettorale locale favorisce, specie con l'effetto trascinamento delle liste, le coalizioni penalizzando oltremodo le singole liste come quella grillina, tale disfatta non si spiega solo in ragione di ciò, semplicemente perché, a parte la breve parentesi siciliana in cui era stato introdotto il “voto espresso” al sindaco (che annullava l'effetto trascinamento delle liste, a Gela ne sappiamo qualcosa), il sistema elettorale non è cambiato negli anni ed era lo stesso quando il Movimento 5 Stelle sbancava nei piccoli come nei grossi centri. In molti, insomma, staranno pensando: basterebbe allora reintrodurre il Mattarellum o una legge simile che suggerisce le aggregazioni coalizionali per mettere all'angolo i grillini ed allontanarne lo spauracchio in Parlamento! Sì, ma quali coalizioni? Quella che – ad oggi – mette assieme Berlusconi e Salvini? Alfano e Pisapia? Renzi e Bersani? E quali supercandidati unitari di centro-sinistra e centro-destra potranno mai spuntare in questi pochissimi mesi che ci porteranno alle elezioni regionali, con dentro due mesi estivi come luglio ed agosto? In definitiva, se è vero che non è corretto trasporre – sic et simpliciter – il dato riferito a queste elezioni locali a quello che si registrerà alle imminenti elezioni regionali e soprattutto alle prossime elezioni politiche per le quali a Roma non hanno ancora legiferato sul modello con cui andare alle urne, a parere di scrive il campanellino d'allarme per i grillini c'è. Lo avevamo anticipato da subito, mentre oggi appare un concetto scontato, una mera constatazione: il “mal-di-pancia” non può durare per sempre; il “voto-alla-cieca” non può prolungarsi indefinitamente. Alla dura protesta deve subentrare (prima o poi) la lucida e calcolata proposta in termini di soluzioni ai problemi. Alla ferma e risoluta opposizione deve subentrare (prima o poi) la sagacia di un governo con le spalle larghe. Alla rinuncia che si abbandona al ricambio di una classe dirigente secondo il motto “uno vale uno” deve subentrare (prima o poi) la pretesa ad una credibilità nelle candidature alle cariche elettive. Ed è, a nostro avviso - nella selezione delle candidature ciò in cui il movimento pentastellato ha davvero fallito, al pari – pur ricorrendo a strumenti di scelta diversi – dei partiti che tanto osteggiano. Partiti che, con tutta franchezza, non stanno ancora bene, ma anche i “5 stelle” cominciano a prestare il fianco e chissà se fra non molto se la passeranno anche peggio. Per questa via, non sorprendiamoci se alla fine della fiera l'elettore sceglie l'«usato sicuro» e uno come Orlando giunge al suo quinto mandato, a distanza di ben trentadue anni dal primo. 

 

Filippo Guzzardi

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