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Piccoli segnali di positività

18 Giugno 2016
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Gela (18 Giugno 2016) - Piccoli spiragli, ma veramente piccoli, si cominciano ad intravedere sulla spinosa e gravissima crisi che ha investito la città dopo la chiusura della raffineria dell’Eni.

Piccoli spiragli che non possono indurre all’ottimismo, ma che una riflessione seria e concreta la inducono a fare. Intanto le rassicurazioni dei vertici dell’Eni sugli investimenti nel sito di Piana del Signore e la conferma che il colosso del cane a sei zampe non ha intenzione di mollare questo territorio. Si dirà che sono parole e non fatti. In realtà non è proprio così. Perché la scusante addotta da Eni sul motivo che ha impedito all’azienda energetica più importante del paese Italia di realizzare i suoi progetti a Gela è disarmante ed allo stesso tempo inappellabile. Ossia il colpevole ritardo del governo nazionale e di quello regionale nel rilascio delle autorizzazioni. E qui si apre il dibattito sulle gravissime responsabilità politiche di chi a Roma, come a Palermo, continua a non rendersi conto della pesantissima situazione sociale ed economica che questa città sta vivendo dal quell’oramai lontano 6 novembre 2014, quando cioè fù firmato il protocollo d’intesa che sanciva la fine della raffinazione del petrolio allo stabilimento di Gela e si decideva la riconversione di un area industriale che per oltre 50 anni è stata l’unica fonte di reddito di una intera collettività di 75 mila abitanti. Roma da le colpe a Palermo e Palermo le rimanda al mittente. Un batti e ribatti tra Renzi e Crocetta, che ha messo alle corde una intera città. Gela in mezzo ad una diatriba tutta di marca Pd che ha superato ogni limite di sopportazione. Ma dicevamo dei piccoli segnali di positività. A volte anche impercettibili, tanta e tale la crisi che vive Gela. Lo sblocco, ad esempio e finalmente, della cassa integrazione per gli ex lavoratori della Smim. Un colossale ritardo che la settimana scorsa aveva portato l’operaio Matteo Guerreri ad una protesta clamorosa, poi per fortuna rientrata dopo che si era barricato per 36 ore su un pontone del cantiere Smim. Piccoli segnali. Ma serve l’intervento forte della politica. Di una politica che su Gela sia una volta per tutte coesa. Unita alla ricerca della soluzione dei tanti problemi che attanagliano questo lembo di Sicilia. Ed il Pd, inutile nasconderlo, ha le maggiori responsabilità in tutto questo. Sia perché governa a Roma e Palermo, sia perché ha governato a Gela per 22 anni e fino allo scorso anno. Fino, cioè, alla firma del fantomatico protocollo d’intesa che ha condannato a morte l’industria gelese. Di tutto questo si è parlato ieri sera ad Agorà. Il rotocalco settimanale della nostra emittente ha ospitato il segretario cittadino del Pd, Peppe Di Gristina, che ha confermato la linea che il maggior partito di Gela farà opposizione costruttiva all’amministrazione guidata dal sindaco Domenico Messinese, ma che sulla vertenza-Gela non possono esserci divisioni di sorta. Assieme al numero uno del PD gelese, in studio il vice-sindaco ed assessore con delega all’industria del Comune di Gela, Simone Siciliano. Quindi il segretario confederale della Uil, Maurizio Castania, e l’ing. Fabrizio Lisciandra che è stato consulente per conto della presidenza della regione siciliana nella stesura del protocollo d’intesa firmato al Mise lo scorso 6 novembre del 2014. Chi volesse rivedere questa ennesima interessante puntata di Agorà potrà farlo cliccando qui

 

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