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Città Metropolitana di Catania: i comitati scrivono al presidente Mattarella

14 Maggio 2016
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Gela - I comitati che si battono per il passaggio alla Città Metropolitana di Catania, scrivono al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, chiedendo un’audizione e per segnalare quello che definiscono un sopruso ed uno sfregio alla democrazia.

L’audizione viene chiesta per discutere di variazioni territoriali dell’ente intermedio in Sicilia. “Da svariati decenni le comunità di Gela, Niscemi e Piazza Armerina – si afferma nella lettera - cercano una collocazione in un ente intermedio diverso dall’attuale. L’occasione viene fornita dal Legislatore siciliano, allorché con l’istituzione dei Liberi Consorzi che consente ai comuni di poter migrare da un Libero Consorzio ad un altro. Nel momento in cui le città di Gela, Niscemi, Piazza Armerina e Licodia Eubea, completano il difficile iter di migrazione secondo i parametri della legge promulgata dal Parlamento Siciliano, lo stesso Parlamento sposta l’asticella più in alto, chiedendo una nuova prova alle 4 città. È con la Legge Regionale 15 del 2015 che si chiede nuovamente ai comuni di deliberare, perché l’impianto della LR 8/14 prevedeva 9 Liberi Consorzi più tre Città Metropolitane, mentre la LR 15/15 sei Liberi Consorzi e tre Liberi Consorzi che costituiscono le tre Città Metropolitane. Dopo la seconda delibera, che tutti e quattro comuni producono, bisogna soltanto prendere atto della volontà dei comuni e dei cittadini, ed approvare la legge. Però, ciò che per i cittadini appare semplice e naturale, diventa difficile nel momento in cui l’esame della Prima Commissione ARS, il 4 maggio 2016 da parere negativo, tradendo i consigli comunali e, cosa ancor più grave, il volere popolare espressosi attraverso referendum confermativo. Adesso il testo andrà all’esame dell’aula con parere negativo della Prima Commissione; il Parlamento regionale potrebbe ulteriormente mortificare le scelte popolari e bocciare i DDL contenenti le variazioni territoriali. Adesso a queste comunità non rimane che iniziare il percorso giudiziario, contestualmente a quello mediatico. Non vorremmo mostrare fuori dalla Sicilia e dall’Italia quello che avviene in tema di rispetto dei diritti umani, di liberta e rispetto delle norme basilari della democrazia, però le istituzioni siciliane non ci lasciano altra scelta”.

 

Giuseppe D'Onchia

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