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PD gelese. Una sorta di mostro sottomarino visto in alcuni film di fantascienza

13 Febbraio 2016
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Gela - I tormenti del Pd gelese come emblema di una città tormentata, dilaniata da una politica che, in maniera incisiva, sa solo litigare e dividersi. Quando, invece, è chiamata ad occuparsi delle comunità amministrate.

Altrove la politica fa veramente poco, è vero. Ma a Gela ha fatto peggio. Perché non solo non ha risolto alcun problema, ma di contro i problemi li ha creati. Basti guardare in quali condizioni è stata ridotta Gela per rendersi conto del cattivissimo operato di chi l’ha governata. E il Pd, che non è solo il maggior partito cittadino, ma anche e soprattutto quello che ha amministrato Gela negli ultimi 22 lunghissimi anni, prima dell’avvento della giunta Messinese otto mesi fa, continua a dimostrare tutti i suoi pregi. O forse, tutti i suoi difetti. Ossia frizioni interne a non finire, spaccature nette, talmente nette da creare a tutti gli effetti due partiti in uno. Ed è già tanto per il PD gelese che fino a pochi giorni fa sembrava essere tre partiti, almeno, in uno. Ora, ufficialmente, è un partito a due teste il PD. Una sorta di mostro sottomarino visto in alcuni film di fantascienza. Uno è quello che ha eletto Peppe Di Cristina quale nuovo segretario cittadino. L’altro è quello che disconosce questa elezione e sta per organizzare un contro-congresso per eleggere, dicono loro, il vero segretario cittadino del Pd. Un bel guazzabuglio, non c’è dubbio, che rispecchia a pieno regime il guazzabuglio di problemi in cui sta annegando Gela. Loro litigano, invece che aiutare la città ad uscire dal tunnel della crisi più grave della storia moderna di gela, e la città precipita inascoltata nel baratro. Se n’è parlato ieri sera ad Agorà, nel corso di una trasmissione che ha ospitato proprio il neo-segretario cittadino del Pd, Peppe Di Cristina, ma anche un alto esponente dell’altro PD locale, quello definito della fronda renziana, che non riconosce il Pd di Peppe Di Cristina e i suoi nuovi vertici. In studio, infatti, l’avvocato Giuseppe Licata, segretario del circolo gela città del Pd, ostile a quella parte di Pd che ha eletto appunto Di Cristina. E poi, ancora, il componente della direzione regionale del Pd, Giacomo Gulizzi. E quindi il sindaco di Gela, Domenico Messinese e l’assessore alla polizia municipale ed allo sport, Eugenio Catania, fresco di chiarimento con l’arch. Emanuele Tuccio, dirigente comunale, con il quale era scoppiato un caso politico-amministrativo-giornalistico, poi rientrato dopo la riappacificazione dei due, grazie anche all’intervento di mediazione dello stesso sindaco Messinese. Nervi tesi, dunque, in una città che non ne può più di una politica inconsistente e distruttiva e che finora è stata impegnata solo a coltivare i propri orticelli, infischiandosene sonoramente di Gela e dei suoi tanti problemi.

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