BR sulla lapide che ricorda il sequestro Moro. Riflessione dell'Avvocato Gagliano

22 Marzo 2018
Autore :  

22 Marzo 2018 - Imbrattato il monumento che ricorda le vittime dell'agguato di via Fani, quando quarant'anni fa fu rapito dalle Brigate Rosse il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro.

Sulla stele che ricorda i nomi dei cinque uomini della scorta dello statista uccisi dai terroristi è stata dipinta la sigla BR con il colore rosso. Il monumento era stato inaugurato il 16 marzo scorso, nell'anniversario della strage, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Al momento sono in corso i rilievi dei carabinieri - la procura di Roma attende un'informativa - del nucleo investigativo di Roma. Gli accertamenti scientifici riguardano la vernice rossa utilizzata per la scritta. Al vaglio anche eventuali testimonianze e registrazioni di telecamere della zona che possano aver ripreso la scena. Repubblica.it.

Un evento tanto triste, quanto grave che ha sortito particolare interesse nell'opinione pubblica non solo italiana. A tal proposito diverse le considerazioni ed i commenti letti anche sui social. Vogliamo evidenziare  un'attenta riflessione pubblicata su facebook dall'Avvocato Antonio Gagliano, che consigliamo ai nostri lettori.

"E' d'obbligo una domanda: c'è ancora un solo brigatista, o uno di autonomia operaia o delle varie armate rivoluzionarie che hanno insanguinato l'Italia trucidando inermi cittadini con inaudita ferocia, che si trovi ancora ristretto nelle patrie galere?

Ho, purtroppo, paura che la risposta sia negativa: neanche uno di quelle migliaia di criminali è ancora in carcere, neanche gli assassini di Aldo Moro e della sua scorta. Tutti costoro hanno potuto godere di un trattamento giudiziario di estremo favore, gli ergastoli, ove a qualcuno siano stati comminati, sono letteralmente evaporati tra semidetenzioni, liberazioni condizionali ed altri inaccettabili -in questi casi- meccanismi premiali.

E, tutto ciò, senza che mai, o quasi mai, qualcuno di questi abbia rinnegato le sue folli idee sanguinarie, il suo passato di violenze ed assassini ma, anzi, pur quando costoro hanno nella migliore delle ipotesi sempre cercato di giustificare i lutti che avevano sparso e, più spesso, addirittura ne rivendicano ancora il merito.

Secondo me quanto si è verificato, che è una delle pagine più buie della giustizia italiana, è il frutto di una serie di concause: un certo "perdonismo" che maschera in realtà il rifiuto di fare sinceramente i conti con un passato che ci dice che il terrorismo, specie di sinistra, è stato il frutto di una cultura di odio, demonizzazione dell'avversario, giustificazione della violenza, spesso persino contiguità molto diffusa anche in tutta la sinistra così detta "politica".

L'indulgenza così assurda serve quindi per evitare di fare seriamente i conti col passato di molti e, così, il perdono verso brigatisti ed similia è in realtà un perdono verso se stessi nella speranza di riuscire a sotterrare tanti scheletri del passato di ognuno.

E, ancora, è il frutto dell'azione, progressiva e strisciante nel tempo, del partito dei così detti "trattativisti" nel corso del sequestro di Aldo Moro che, non sempre inconsapevolmente, hanno spostato l'indice da chi aveva premuto il grilletto a chi non aveva voluto liberare alcuni detenuti delle BR per riscattare la libertà dell'ostaggio: costoro hanno così negli anni diffuso l'idea che, alla fin fine, il tanto sangue di innocenti che era stato versato non era il risultato delle scellerate azioni di chi aveva imbracciato mitra e pistole ma di chi si era rifiutato di trattare ed accordarsi con questi criminali cosicché, tutto sommato, era pure giusto rimetterli prima possibile in libertà perché fosse stato per loro avrebbero pure risparmiato la vita a qualcuno...

E, oggi, di fronte a questo immondo oltraggio del ricordo delle vittime di via Fani, di cosa ci stiamo a meravigliare? Con tutti quei personaggi di quella risma assolutamente liberi, ed in alcuni casi persino piazzati in ben comode consulenze o staff di alcuni politici, c'è da aspettarsi questo ed altro". Link

Redazione

Email This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.
Login to post comments
 

Continua l'era dell'informazione

Registrazione Tribunale di Gela N° 96/2009 
Direttore Responsabile: Giuseppe D'Onchia

 

  

Redazione: Via Ventura, 25 - 93012 GELA

Info e prenotazioni: This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.