Rigori, ma quale lotteria. Tutto dipende dalla psicologia

18 Marzo 2017
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Londra 18 Marzo 2017 - 11 metri che possono significare tutto. Gioia o delusione. Vittoria o sconfitta. Trionfo o debacle più totale. Attimi che possono anche cambiare una carriera, sia in positivo che in negativo. E di esempi se ne potrebbe fare fin troppi.

Tutto questo, ma anche molto altro, sono i calci di rigore. C'è chi parla semplicemente di lotteria o addirittura di fortuna, ma non vi è nulla di più sbagliato ed errato. Il tutto, soprattutto quando in palio c'è qualcosa di estremamente importante, diventa un fattore mentale e psicologico. Altrimenti come ci si può spiegare che giocatori dai piedi sopraffini molte volte sbaglino, mentre difensori, che non hanno certo nel tocco vellutato la loro principale capacità e caratteristica, riescano a segnare? È davvero una questione di testa e di personalità. Il gioco del calcio è anche questo. Inutile girarci troppo attorno. Ci si perderebbe in discorsi inutili. Il dibattito sui penalty e sul loro legame con la buona sorte è uno dei capisaldi delle discussioni che ruotano attorno al mondo del pallone. Ma in realtà gli 11 metri sono una vera e propria prova e una sorta di sfida con se stessi, prima ancora che con il proprio avversario, indipendentemente da quanto alto, grosso e forte questo sia. Ma ecco che, quasi a voler confermare tutto questo, il Professor Igacia-Palacios Huerta della London School of Economics ha deciso di analizzare ben 1.343 dei calci di rigore calciati in 129 partite terminate in parità. I dati elaborati dall’esperto mettono in evidenza un qualcosa di abbastanza chiaro, ma anche, sotto certi punti di vista, clamoroso. Infatti, stando a questo studio, nel 60% dei casi a vincere è chi calcia per primo. Ma ciò che conferma che i rigori sono anche un qualcosa di mentale, psicologico è nervoso è il fatto che, dopo i tempi supplementari, ne vengono segnati meno che in quelli regolamentari. Quando l'ansia prende il sopravvento si potrebbe dire... Mantenere la freddezza e la concentrazione ai massimi livelli, non voltare mai le spalle alla porta, non attendere troppo tempo dopo il fischio dell'arbitro ed evitare eccessivi giochi di sguardi con il portiere: sono questi alcuni dei principali consigli puramente e squisitamente tecnici. La tecnica abbinata con la psicologia verrebbe quasi da dire. Ma c'è spazio anche per qualche curiosità. Sempre secondo lo studio del professor Huerta, i portieri vestiti di rosso hanno maggiori possibilità di neutralizzare il rigore. Una sorta di nota statistica di colore insomma. Ciò che è certo è che esultare è, senza alcun dubbio, un qualcosa di doveroso ed essenziale. Nell'82% dei casi infatti si genera un feedback positivo nei propri compagni. A proposito di fattore mentale, psicologico e di testa. Ancora convinti che si tratti solo di lotteria, di fortuna e di buona sorte? Probabilmente no. Come si potrebbe d'altronde. E allora ecco che viene proprio da dire, anzi da cantare, “Nino non aver paura di tirare un calcio di rigore...” Perché la paura, come la fretta, è una cattiva consigliera. Per non dire pessima. Approfondisci su calciodonne.it.

 

 

Redazione

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