Omicidio Campisi, condannati tre niscemesi

16 Novembre 2017
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Niscemi 16 Novembre 2017 - Un ergastolo e quasi 26 anni di carcere, confermati dalla Cassazione, nei confronti di tre pregiudicati nisseni condannati, dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania, a vario titolo, per tentato omicidio e omicidio nei confronti di Alfredo Campisi.

Gli agenti della Squadra Mobile di Caltanissetta, in collaborazione con quelli del Commissariato di Niscemi, hanno eseguito il provvedimento definitivo, a seguito del rigetto dei ricorsi presentati in Cassazione contro le condanne emesse dalla Corte d’Assise d’Appello di Catania, a carico di Giuseppe Amedeo Arcerito, 64 anni, condannato all’ergastolo, con isolamento diurno di tre mesi; di Salvatore Di Pasquale 51, che deve espiare 13 anni di reclusione e del quarantasettenne Francesco Amato condannato alla pena di 12 anni e 9 mesi di carcere. Arcerito, considerato elemento di vertice di Cosa nostra niscemese, è stato condannato alla pena dell’ergastolo in quanto ritenuto responsabile, in qualità di mandante, dell’omicidio in danno di Alfredo Campisi, avvenuto nel novembre del 1996; Amato e Di Pasquale sono stati ritenuti colpevoli di aver attentato, in due occasioni (una nella piazza principale e l’altra presso un laboratorio di lavorazione marmi di Niscemi) alla vita dello stesso Campisi. Per tutti è stata contestata l’aggravante dell’aver compiuto quei gravi fatti di reato come appartenenti all’associazione mafiosa di cosa nostra di Niscemi (ala Emmanuello). Le indagini della Squadra Mobile, condotte con il Commissariato di Niscemi, culminate nel 2011 con l’emissione di sei ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico dei tre condannati (oltre ad Alessandro Emmanuello, Sebastiano Montalto e Rosario Lombardo, quest’ultimo deceduto) misero in risalto la figura di Campisi, soggetto emergente dell’organizzazione mafiosa “cosa nostra” niscemese, all’interno della quale si era verificata una spaccatura dovuta soprattutto alle ambizioni di comando dello stesso, il quale già dal 1994, aveva iniziato a crearsi un proprio gruppo di spietati minorenni tra i quali, in particolare, spiccava Giuliano Chiavetta, attuale collaboratore di giustizia. Campisi venne ucciso sul ponte Dirillo (nelle campagne di Acate) che segna il confine tra la provincia di Ragusa e quella di Caltanissetta: l’omicidio venne commesso materialmente da Antonino Pitrolo, oggi collaboratore di giustizia, e da Giuseppe Buzzone (quest’ultimo già condannato, in altro procedimento, alla pena di 17 anni). Campisi venne raggiunto più volte alle spalle, mediante l’utilizzo di una pistola semi automatica marca Walther calibro 7,65 con matricola abrasa, mentre si trovava alla guida della propria autovettura Y10 in compagnia proprio di Chiavetta. Pitrolo e Buzzone portarono a termine l’omicidio dopo un lungo inseguimento, effettuato a bordo di un’autovettura Fiat Tempra, che aveva avuto inizio dalle porte di Niscemi e si era concluso proprio sul ponte “Dirillo”. Campisi, negli anni, era stato vittima anche di due tentativi di omicidio per i quali, dopo le indagini della Squadra Mobile nissena, furono condannati Alessandro Emmanuello (all’ergastolo, in qualità di mandante dei tentati omicidi e dell’omicidio) e il collaboratore Emanuele Celona (in qualità di esecutore materiale dei due fatti di sangue). Altri esecutori materiali furono i gelesi Emanuele Greco, Massimo Carmelo Billizzi, Fortunato Ferracane e Nunzio Licata. Lo scorso 6 ottobre, a Giuseppe Amedeo Arcerito sono stati confiscati terreni, mezzi agricoli e fabbricati per un valore complessivo di circa cinque milioni di euro, acquisiti grazie al suo ruolo di vertice ricoperto in seno all’associazione mafiosa di “cosa nostra” operante a Niscemi.  

 

Giuseppe D'Onchia

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