Come nei film d’azione, ma è realtà. Arrestati

14 Novembre 2017
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Gela 14 Novembre 2017 - Siamo in via Francesco Crispi, a Gela. Sono le 14 del 24 giugno scorso. Da un’auto (rubata) scende un giovane col volto coperto, imbraccia un fucile a canne mozze e spara 4 colpi all’indirizzo di un bar, al cui interno c’è la barista.

Terrorizzata, la donna scappa da un’uscita sul retro; pochi minuti dopo, identico copione si registra in via Generale Cascino. Dalla stessa auto, vengono sparati altri colpi di arma da fuoco all’indirizzo di un motorino in sosta e di un portone. Poteva essere una strage. In quel preciso momento, in zona, c’erano una donna, un ragazzo ed un bambino. A distanza di poco meno di cinque mesi, Polizia e Carabinieri di Gela hanno fatto luce sui due inquietanti episodi, arrestando i responsabili. Le manette sono scattate per Saverio Di Stefano, 24 anni e per Giuseppe Trubia di 21. L’accusa è di minacce, danneggiamento a mezzo dell’esplosione di colpi di arma da fuoco, porto di arma da fuoco con matricola abrasa e ricettazione. Le ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state emesse dal Gip del Tribunale di Gela, Lirio Conti su richiesta del sostituto Procuratore Andrea Sodani con il coordinamento del Procuratore Capo Fernando Asaro. Le indagini degli inquirenti hanno subito evidenziato come i due gravissimi episodi potessero essere collegati, visto il modus operandi adottato dai malviventi e dal legame familiare esistente tra il proprietario del Bar Crispi e l’uomo residente in via Generale Cascino. I fari investigativi si sono accesi immediatamente sull’ovile di Giuseppe Trubia, in contrada Fiaccavento. Servizi di osservazione hanno dato gli input sperati quando il 30 giugno scorso, Di Stefano e lo stesso Trubia stavano tentando di appiccare il fuoco ad alcuni indumenti. Gli abiti erano fortemente somiglianti con quelli indossati dal ragazzo che aveva sparato all’indirizzo del Bar Crispi. Una successiva perquisizione ha permesso di rinvenire e di sequestrare un fucile a canne mozze, calibro 12, numerose cartucce dello stesso calibro e tre chili di hashish. Accurati esami e le opportune comparazioni, hanno permesso di rilevare la piena identità tra gli abiti utilizzati dal malvivente. La comparazione balistica effettuata dalla Polizia Scientifica di Palermo dei bossoli rinvenuti nei due sopralluoghi ha confermato che provenivano dal fucile senza matricola calibro 12 sequestrato nell’ovile. L’auto utilizzata per compiere la sparatoria è stata data alle fiamme in un terreno nelle vicinanze dell’ovile di Trubia. Il probabile movente degli atti compiuti potrebbe essere legato ad una ritorsione per l’incendio di una autovettura utilizzata da Saverio Di Stefano, avvenuto nelle prime ore del 24 giugno. Non è escluso tra l’altro, che la spedizione punitiva potrebbe anche inserirsi in una situazione di contrasto sorta nell’ambito del traffico di droga.  

 

Giuseppe D'Onchia

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