Gela, mortale infortunio sul lavoro a Timpazzo

04 Novembre 2017
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Gela 04 Novembre 2017 - Aveva 44 anni, l’operaio gelese morto oggi sul posto di lavoro, nella zona in cui insiste la discarica consortile Timpazzo, a pochi chilometri da Gela.

Si chiamava Rocco Massimo Iacona. E’ stato schiacciato da un escavatore manovrato da un altro operaio che non si è accoro della sua presenza. Iacona è morto sul colpo. Lavorava alle dipendenze dell’impresa General service. Sul posto, si sono portati i Carabinieri e i soccorritori. Questi ultimi non hanno potuto fare altro che costatarne il decesso. Da Caltanissetta è giunto anche l’elisoccorso ma per Iacona non c’era più nulla da fare. Il conducente dell’escavatore, un trentanovenne del luogo, è stato soccorso dai colleghi e trasportato in ospedale in forte stato di shock. I militari dell’Arma hanno avviato un’indagine per capire come sono andati i fatti. Rocco Iacona ricopriva anche il ruolo di delegato sindacale della Cgil. “Non vi è una spiegazione alla morte – dice Ignazio Giudice, segretario generale della Cgil di Caltanissetta -.Da vivo spesso mi interrogo sul perchè accadono eventi ingiusti. Oggi sono sconvolto, è morto un uomo, un lavoratore, un amico, un rappresentante sindacale dalla grande carica umana. È tutto così ingiusto, tutto così disumanamente pesante e nel frattempo l'Italia ed il mondo si interrogano sui sistemi di sicurezza - accusa - e tra una legge annunciata e un convegno si continua a morire. Per Rocco Massimo Iacona e per tutti gli eroi normali il mondo del lavoro ha bisogno di leggi umanamente giuste, comprensibili a chi resta, adeguate alla modernità dei mezzi ed alla vigilanza che non può permettersi di assentarsi, neppure per un attimo”. E in attesa della dinamica dell'incidente, Andrea Alario, segretario provinciale Ugl chimici, si associa al dolore dei familiari di questa ennesima vittima del lavoro. E’ inaccettabile che ancora nel 2017 succedano questi drammatici episodi. Bisogna ancora lavorare per garantire la sicurezza nei luoghi di lavoro. La vittima dell’ennesima morte bianca lascia la moglie e figli.  

 

Giuseppe D'Onchia

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