Blitz “Polis”: in manette anche La Rosa Sindaco uscente di Niscemi

29 Giugno 2017
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Niscemi 29 Giugno 2017 - Proprio ieri, al Comune, ha consegnato una nuova fascia tricolore al nuovo sindaco, Massimiliano Conti, porgendo gli auguri e sottolineando che “questa è una città difficile da amministrare e ti auguro di saperla rappresentare nel migliore dei modi e con la certezza del tuo massimo impegno e del valido impulso che la nuova amministrazione saprà dare. Ancora auguri”.

La cerimonia di passaggio delle consegne ieri si è conclusa con un caloroso abbraccio tra i due. Adesso si trova ai domiciliari con la pesante accusa di scambio elettorale politico-mafioso in concorso. Lui è il sindaco uscente di Niscemi, Francesco La Rosa, 54 anni, attuale consigliere comunale, finito in manette la scorsa notte nell’ambito del blitz denominato “Polis”, eseguito dalla Squadra Mobile di Caltanissetta e dagli agenti dei Commissariati di Polizia di Niscemi e di Gela, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo nisseno. Nove le ordinanze di custodia cautelare. Oltre all’ex sindaco, le misura restrittive hanno interessato anche l’ex assessore ai lavori pubblici ed urbanistica, il gelese Carlo Attardi, 31 anni; Giancarlo Giugno, 58, detenuto presso Casa Circondariale di Terni; Salvatore Ficarra, 47; Francesco Spatola, 53; Francesco Alesci , 48 anni; Giuseppe Attardi, 54; Salvatore Mangione,47 e Giuseppe Mangione di 44. L’inchiesta ha permesso di accertare che appartenenti all’organizzazione mafiosa “Cosa Nostra” di Niscemi e di Gela si incontravano in aperta campagna per discutere degli accordi politico-mafiosi. Il Comune di Niscemi, come si ricorderà, il 18 luglio del 1992, fu sciolto per infiltrazioni mafiose, dopo la sindacatura di Paolo Rizzo, cognato del boss Giancarlo Giugno. L’indagine ha appurato che anche per le elezioni amministrative del maggio 2012, lo stesso Giugno, tornato in libertà l’11 marzo del 2010, ancora una volta ha manifestato il suo interesse per i nuovi equilibri politici locali ed un particolare attivismo nel periodo di piena campagna elettorale. Nel periodo antecedente, contemporaneo e successivo alle elezioni amministrative del Comune di Niscemi del 6 -7- maggio 2012 e del successivo ballottaggio del 20-21 dello stesso mese di maggio, l’interessamento di Cosa Nostra, all’elezione a Sindaco di Francesco La Rosa ( già consigliere comunale, provinciale ed assessore al comune di Niscemi) e all’elezione di Carlo Attardi, iscritto alla lista civica di La Rosa, a consigliere comunale. Alle due elezioni era interessato anche Alessandro Barberi, all’epoca reggente di cosa nostra gelese e rappresentante provinciale, il quale, non solo si incontrava in segreto con Giugno, ma manteneva i contatti con quest’ultimo anche grazie ai suoi cognati, Salvatore Ficarra e Francesco Spatola. I risultati dell’attività tecnica degli investigatori hanno confermato l’interesse della consorteria mafiosa al risultato elettorale e la soddisfazione per il risultato ottenuto, facendo emergere, con chiarezza, quale fosse stato l’impegno assunto dai politici in cambio della promessa dei mafiosi di appoggiare le candidature di Attardi e della sua lista di appartenenza: a fronte della promessa di assicurare la raccolta dei voti, si assicurava la corresponsione di somme di denaro, l’assunzione dell’elettore amico alle dipendenze di società di Giuseppe Attardi, padre del candidato Carlo, la possibilità della acquisizione di lavori in comune, grazie a turbativa delle relative gare, la acquisizione di commesse e lavori tramite l’intervento o l’aiuto di dello stesso Giuseppe Attardi. Le indagini hanno, perciò, evidenziato che la lista La Rosa Sindaco, non solo si è avvalsa dell’aiuto dei mafiosi per la raccolta del consenso elettorale, ma ha anche “comprato” il voto degli elettori: somme di denaro in contanti per ogni voto (si fa riferimento al prezzo di 100 euro per ogni voto) e promette l’assunzione presso le società Attardi. L’inchiesta ha pure appurato che l’ex sindaco ha corrisposto o ha promesso di erogare, la somma di 10.000 euro anche per avere quale candidato in lista proprio la sorella di Salvatore Ficarra, parente di Alessandro Barberi. Inoltre dalle intercettazioni è emerso pure che Carlo Attardi volesse accaparrare voti a sostegno della propria campagna elettorale elargendo promesse di posti di lavoro, in cambio di voti, nelle aziende riconducibile al padre. Anche l’ex sindaco elargiva promesse di lavoro in cambio di voti. In piena campagna elettorale, gli incontri tra esponenti mafiosi erano frequenti. La Polizia ha pure appurato che il boss gelese Alessandro Barberi, ha addirittura “battuto cassa” per l’apporto decisivo di cosa nostra nelle elezioni a Niscemi, muovendosi per ottenere da Attardi delle somme di denaro, in particolare prima 20.000 euro e quindi altri 22.000. Dopo le elezioni, l’ex assessore Attardi è stato cercato anche da altri esponenti mafiosi i quali hanno sollecitato l’assunzione di propri amici presso la società del padre. Due anni addietro, Attardi ha denunciato più episodi intimidatori che, alla luce di queste indagini, devono essere letti con una chiave di lettura diversa slegata da “cosa nostra”.  

 

Giuseppe D'Onchia

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