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Operazione “Guardian”: gli arrestati

06 Dicembre 2016
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Niscemi 06 Dicembre 2016 - L’hanno ribattezzata operazione “Guardian” perché le indagini hanno permesso di far luce sul fenomeno della "guardiania" nei confronti dei titolari di aziende agricole di Acate e Niscemi, ai quali veniva imposta l'assunzione, con mansioni di guardiani, di appartenenti al clan che,

grazie al controllo di tutte le attività criminali svolte nel territorio dove erano ubicate le aziende, erano in grado di garantire alle vittime che non avrebbero più subito furti e danneggiamenti che si verificavano prima della loro assunzione. Sono sette le persone arrestate dalla Polizia e dai Carabinieri a Niscemi, in esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale di Catania, su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia etnea che ha accolto gli esiti della complessa indagine svolta dalla Squadra Mobile di Caltanissetta. Manette per Sebastiano Montalto, 47 anni già detenuto nel carcere di Augusta; Francesco Amato, vittoriese di 46 anni e Salvatore Di Pasquale, 50 anni, niscemese, già agli arresti domiciliari; Damiano Rizzo, 37 anni; Giacomo Cultraro, 45; Giuseppe Ferrera, 50 anni e Giuseppe Pisano, 43 anni, tutti di Niscemi. Per gli investigatori, fanno tutti parte della famiglia Madonia di Cosa Nostra. Per anni, avrebbero messo in atto delle condotte estorsive mediante minaccia, di ritorsioni consistente in furti e danneggiamenti ad aziende agricole e serricultori operanti nei territorio niscemesi, acatesi e vittoriesi. Le indagini anche tecniche compiute dalla Squadra Mobile in collaborazione con il Commissariato di Polizia di Niscemi, iniziate nel febbraio 2010 e conclusesi nel successivo mese di luglio, hanno consentito di acquisire elementi probatori in ordine agli episodi estorsivi con il tipico metodo della “imposizione del lavoro dell’illecita attività della guardiania” ai produttori o proprietari di serre. In quei luoghi, i cosiddetti guardiani, avvalendosi della forza intimidatrice tipica dell’appartenenza alla consorteria mafiosa cosa nostra niscemese, imponevano il “pizzo” anche con l’uso delle armi. Parallelamente è stata svolta attività di indagine da parte del nucleo investigativo dei Carabinieri di Ragusa a carico degli stessi arrestati i quali operavano imponendo la loro prestazione di guardiania a proprietari di serre ubicate nel territorio di vittoria. Nell’ambito dell’indagine, più volte accadeva che, con le intercettazioni, venisse colto l’attimo nel quale avveniva la riscossione della tangente pagata dal proprietario dell’azienda agricola di turno, vittima dell’imposizione della guardiania. Il provento dell’ attività serviva, da un lato, per pagare la manodopera prestata dagli stessi guardiani (circa 1.000 euro mensili) e dall’altro per il sostentamento dei familiari del loro capo, Sebastiano Montalto , mentre quest’ultimo si trovava detenuto in carcere. Il particolare interesse della consorteria mafiosa cosa nostra niscemese ed, in particolare, degli odierni indagati, nella gestione della cosiddetta “guardiania” delle serre, operata o nel territorio niscemese ed in quello ragusano ed in particolare nella zona Macconi – Marina di Acate, aveva anche un altro obiettivo: quello di mantenere un controllo diretto su un territorio storicamente già utilizzato dagli affiliati per nascondervi i loro latitanti. Tra i compiti dei guardiani vi era quello di individuare luoghi che ben potevano prestarsi a divenire covi e fornire supporto logistico svolgendo il compito di vivandieri ai numerosissimi latitanti che negli anni si sono rifugiati in quella zona. La circostanza è stata confermata nelle dichiarazioni dei numerosi collaboratori di giustizia interpellati nel corso delle indagini, i quali hanno riferito della latitanza dei noti fratelli Alessandro e Daniele Emmanuello, Emanuele Celona e ancora prima, Antonio Rinzivillo e Giovannni Passaro ed altri ancora nel corso della cosiddetta guerra di mafia degli anni ’90.

 

 

 

 

 

   

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Giuseppe D'Onchia

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