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Gela, tragica catena di suicidi

23 Maggio 2016
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Gela - Una catena impressionante di suicidi, che lascia in tutti noi un senso di smarrimento. Donne e uomini che mettono in atto l’insano gesto perché, probabilmente, oppressi da un peso inconfessabile.

E in quel gesto, c’è la disperazione, l’isolamento, lo sconforto. Fardelli pesantissimi da sopportare. Le cronache delle ultime settimane, a Gela, raccontano di 7 suicidi. E chi si è ucciso, non ha mai lasciato un messaggio in cui trovare un perché. L’ultimo in ordine di tempo, si è verificato ieri, in pieno centro storico. A togliersi la vita, impiccandosi nella sua abitazione, è stato un cinquantacinquenne. Lavorava in una banca. Sempre disponibile con tutti. Dai familiari ai colleghi, dagli amici ai conoscenti. Impegnato anche nel sociale, era molto conosciuto in città. Sposato e padre di figli. Una vita regolare, la sua e con una posizione lavorativa ragguardevole. Pochi giorni prima, era toccato ad un impiegato di un supermercato; e prima ancora ad una ragazza universitaria. Andando a ritroso nel tempo (e ci riferiamo agli ultimi due mesi), altre quatto persone hanno detto no alla vita. Il dato che emerge (e su quest’aspetto bisogna riflettere tanto) è che tutti conducevano una vita regolare, soddisfacente, senza traumi. Forse all’apparenza? Secondo le più autorevoli guide mediche per la famiglia, dietro ad un suicidio c’è una profonda insoddisfazione. Perché il suicidio è in genere il risultato di motivazioni multiple e complesse. I principali fattori causali sono rappresentati da disturbi mentali (depressione in primo luogo), fattori sociali (delusioni e perdite), anomalie di personalità (impulsività e aggressività) e disturbi fisici. Spesso l'elemento scatenante è costituito da un unico fattore (di solito l'interruzione di una relazione importante). E in città, sempre negli ultimi tempi, non sono mancati anche i tentativi di suicidio, scongiurati da chi ha capito, ascoltato il disagio che imperversava nella testa di chi aveva pensato di farla finita. Il più delle volte – secondo dati statistici - il suicidio è la conclusione di un vissuto interiore personale, doloroso e dilaniante. Psicologi hanno appurato che il suicida non desidera realmente morire: vuole solo porre fine ad un dolore insopportabile. Ma quando si è disperati, non si vedono le cose in un modo obiettivo: si pensa al passato che è stato brutto e al presente che è duro e al futuro che sarà altrettanto solitario e privo di amore. Ma nella vita tutto può cambiare, non bisogna mai perdere la speranza. Chi pensa al suicidio vede nella morte la soluzione ai propri problemi, ma il suicidio non è la risposta.

 

Giuseppe D'Onchia

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