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Crisi Turco costruzioni. Cgil, Cisl e Uil: “Quali sono i fatti?”

28 Febbraio 2018
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Gela 28 Febbraio 2018 - Ristabilire nel più breve tempo possibile le condizioni idonee allo svolgimento delle attività industriali così da evitare di compromettere il percorso di riqualifica del territorio realizzato sino ad ora e mettere in difficoltà le imprese che operano nell’indotto Eni di Gela.

È questo l’appello lanciato da Sicindustria Caltanissetta in merito alla vertenza che sta interessando gli operai dell’impresa edile “Turco Costruzioni”, che da quasi una settimana presidiano la Raffineria di Gela paralizzando l’attività di tutto l’indotto. “Imprese e famiglie sono le due facce di una stessa medaglia – afferma Rosario Amarù, presidente di Sicindustria Caltanissetta – ed è per questo che tutelare le prime significa assicurare il reddito alle seconde. In questi anni di crisi profonda molte imprese dell’indotto Eni hanno reagito al cambiamento senza arrendersi e questo è un merito che non può non essere riconosciuto. Ma ogni sforzo rischia di essere vanificato se lavoratori e imprese non remano dalla stessa parte. Questa situazione non può perdurare perché metterebbe a rischio la sopravvivenza stessa delle imprese e con esse il futuro dei lavoratori.

 

A causa dei blocchi, infatti, le imprese non possono ad oggi realizzare le attività programmate e non sono nella condizione di rispettare gli impegni assunti. Dalla firma del Protocollo di Intesa per il rilancio dell’area di Gela, Sicindustria non ha lesinato energie per il futuro delle aziende e quindi dei lavoratori. Ed è questo che continueremo a fare nell’interesse di tutti. A questo punto occorre un intervento deciso della Regione per far partire il programma di rilancio del territorio attraverso la firma dell’accordo di programma, il riconoscimento di Gela quale ‘Area di crisi complessa’, il progetto di riqualificazione della Raffineria come polo green e la riqualificazione del personale. Ulteriori investimenti potrebbero derivare dalle azioni degli enti locali per le attività di riqualificazione urbana. Gli strumenti ci sono tutti, ma bisogna renderli operativi per rendere questa parte unica di Sicilia un posto sempre più attrattivo e appetibile per nuovi investimenti vista anche la sua posizione geografica nel mediterraneo”. Se qualcuno pensa, imprenditori inclusi, che i lavoratori ed il sindacato provano piacere a presidiare le strade di accesso all'area industriale, si sbagliano e risulta offensivo oltre che provocatorio solo il pensiero, figuriamoci i fatti che hanno il sapore della "bella teoria", cosa ben diversa dai fatti. È quanto sottolineano le sigle sindacali di Cgil, Cisl e Uil.

 

Quali sono i fatti? Una importante e storica società edile chiamata Turco Costruzioni da mesi è in ritardo con gli stipendi e tanti altri diritti verso i lavoratori tanto da avere da mesi il Durc irregolare ed avere le commesse sospese da parte di ENI, con grande danno alle tasche dei lavoratori ed all'economia già provata di un'intera città, considerato che la Turco Costruzioni solo nel mondo Eni in Italia ha circa 200 dipendenti ed a soffrire sono solo quelli del sito di Gela. Malgrado tanti incontri, anche in Prefettura, la Turco Costruzioni – rilanciano i sindacati - ha erogato qualche acconto e nessuno dei lavoratori può entrare in raffineria per lavorare. I licenziamenti sono 36 e noi – rimarcano Cgil, Cisl e Uil -insistiamo perché i 36 lavoratori possono essere da subito ricollocati con Eni, maggiore associato di Confindustria, che si convince ad anticipare alcune opere civili in attesa dell'aggiudicazione del appalto per la costruzione di Argo Cassiopea che occuperà circa 40 lavoratori edili oltre il cantiere Isaf gestito da Syndial che occuperà 50 lavoratori edili oltre che metalmeccanici. I sindacalisti ritengono assurdo che in questa fase storica, nella quale si sta ottenendo la firma ed il finanziamento dell'accordo di programma da parte del Governo Regionale, Eni non aiuti il percorso di serenità nelle interlocuzioni. Gela ha bisogno di consolidare la continuità lavorativa per chi ha il lavoro e pensare ai disoccupati, dalla manodopera all'alta formazione.

 

Giuseppe D'Onchia

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