Verità sulla sanità gelese

27 Luglio 2017
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Gela 27 Luglio 2017 - Al netto delle forme di protesta, accuse, difese, conferenze stampa, video e quant'altro, ciò che segue – a beneficio esclusivo del lettore - è una sintesi che prende spunto, fedelmente, dall'analisi comparata dei dati risultanti dal nuovo piano sanitario regionale pubblicato in Gurs: cioè, la fonte normativa  per eccellenza dell'isola.

Gli esiti di tale analisi comparata, sono a dir poco impietosi nell'evidenziare una assurda ed ingiustificata carenza di raziocinio nella suddivisione dei servizi ospedalieri. Tanto che si può ragionevolmente asserire che la riforma ospedaliera in Sicilia sembra francamente concepita sui bisogni egoistici della politica, piuttosto che sui bisogni concreti dei cittadini-utenti siciliani.

 

Iniziamo dai posti letto, i quali diminuiscono in alcune unità rispetto al 2015, ma a pagare sono sempre gli stessi ospedali, a causa di una distribuzione dei posti letto difforme e disomogenea rispetto alle necessità reali della popolazione siciliana. In particolare, risulta incomprensibile l’enorme concentrazione di posti letto tra Enna e Caltanissetta, che da sole sommano 663 posti letto, superando addirittura alcune Aziende Ospedaliere e Policlinici di Palermo, Catania e Messina, ossia  centri di rilievo regionale per la sanità ospedaliera. Più in generale, rimangono privilegiati gli ospedali localizzati nei capoluoghi di provincia e tra questi nessuno ha meno di 320 posti letto. Oltre il 57% dei posti letto di tutta la Sicilia è concentrato nei capoluoghi e, quindi, sono 9 i comuni che. A dir loro, detengono la maggioranza dei posti letto mentre il restante 43% è dislocato in 47 comuni sede di ospedale. All’interno di questi dati, ci sono altre gravi anomalie. È davvero curioso rilevare che Enna, con appena 28.019 abitanti (secondo dati Istat 2016), detiene la settima posizione in Sicilia per numero di posti letto, trovandosi invece per popolazione residente al 36° posto: una vera assurdità! A questo va aggiunto che a soli 15 km di distanza c’è l’ospedale di Caltanissetta con altri 328 posti letto in dotazione. Ebbene, Enna rispetto al 2015 ha 51 posti letto in più, Gela con i suoi 75.827 abitanti ne ha 31 in meno.

 

Passiamo ora al capitolo inerente la Mobilità/Migrazione passiva. A pagina 11 e 12 della Gazzetta ufficiale Regione Siciliana (GURS), sono stati pubblicati i dati riguardanti la mobilità passiva, ossia i ricoveri effettuati fuori provincia. Incredibilmente, ai primi due posti per mobilità passiva, ci sono proprio le ex province di Enna e Caltanissetta, cioè le stesse che concentrano 663 posti letto nei capoluoghi, lasciando sguarnito il resto dei rispettivi territori provinciali, i cui cittadini migrano in altri luoghi per le cure, snobbando gli ospedali di questi due capoluoghi. Nel D.A. del 31 marzo 2017 si legge testualmente: “Nella nuova rete regionale dei posti letto si punta a razionalizzare l’offerta, mirando ad un contenimento della mobilità passiva oltre che a fronteggiare eventuali emergenze in  considerazione che la Sicilia è un territorio a rischio ambientale (aree di Priolo, Augusta, Gela, etc)”… A parole, dunque, si dice di voler puntare a fermare la migrazione passiva, fronteggiando contestualmente le emergenze nelle aree ad alto rischio ambientale, ma nei fatti si continua a penalizzare scriteriatamente Gela, mentre si investe e si rilancia invece su Caltanissetta per limitarne la mobilità passiva, costringendo di fatto i malati gelesi a recarsi a Caltanissetta per riempire i posti che altrimenti rimarrebbero vuoti. Questa non è mobilità passiva, ma mobilità che riguarda la sola Gela, che vede i propri cittadini considerati come numeri utili a giustificare investimenti e potenziamenti, altrimenti ingiustificati, concessi a Caltanissetta ed alla vicina Enna.

 

Al gelese che non ci sta, che protesta e denuncia, viene sbattuto in faccia che non deve lamentarsi perché a Gela abbiamo un ospedale DEA di primo livello e che nell'ottica globale e globalizzata in cui viviamo, si deve rinunciare al mito dell'ospedale sotto casa. Gela è una città di 75.827 abitanti (secondo dati Istat 2016), sesta città nell'isola per popolazione. E' stata riconosciuta sede di un ospedale DEA di I livello, ma deve rinunciare a servizi minimi essenziali. Innanzitutto è sprovvista di Emodinamica, ovvero quella specialistica che, in caso di infarto, salva la vita al paziente, a condizione che si intervenga subito ovviamente. In Sicilia esistono 20 unità di Emodinamica, ma Gela ne è sprovvista. La più vicina è a Caltagirone e tra i nosocomi di Gela e Caltagirone il tempo di percorrenza medio è di 50 minuti. Invero, il centro di riferimento di Emodinamica per Gela è l’ospedale di Caltanissetta ed il tempo di percorrenza medio si allarga a 70 minuti. In entrambi i casi i pazienti gelesi rischiano tanto, anzi troppo, per il solo fattore di non avere l’Emodinamica presso l’ospedale di Gela, eppure l’Emodinamica è presente in 14 città siciliane, alcune, come nel caso di Patti, Taormina e Cefalù, non superano nemmeno i 15.000 abitanti, altre come nel caso di Sciacca e Caltagirone, sono sotto i 40.000 abitanti.

 

La logica non cambia se proseguiamo con la Neurologia, vale a dire la branca specialistica della medicina che studia le patologie del sistema nervoso. L’ospedale di Gela è stato individuato come sede di UOC di Neurologia nonostante questa fosse già presente in loco presso la Clinica Santa Barbara convenzionata con il SSN. La “ratio” è ancora una volta chiara: l’istituzione della Neurologia serve ad evitare la migrazione di pazienti gelesi presso ospedali di altre ASP; per contro, con l’accesso in Neurologia a Gela, vengono convogliati in caso di bisogno e di ricovero presso la Neurochirurgia di Caltanissetta, giustificandone la presenza. Si dirà, la Neurochirurgia ci dev'essere a Caltanissetta perché Hub. Ma non è proprio così. Anzi, se vogliamo dirla tutta, anche la suddivisione delle Neurochirurgie in Sicilia è sbilenca. Lungo la costa bagnata dal mar tirreno ci sono tre centri di Neurochirurgia: Trapani, Palermo e Messina. Lungo la costa bagnata dal Mar Ionio esiste a Catania. Lungo la costa bagnata dal Mar Sicilia niente, zero assoluto. Nel centro dell’isola, luogo spopolato come del resto lo è qualsiasi entroterra nella stragrande maggioranza delle isole di tutto il mondo, la Neurochirurgia è presente a Caltanissetta, guarda caso con il numero minore di interventi in Sicilia. La costa che va da Marsala a Siracusa è completamente sfornita di Unità di Neurochirurgia, centinaia e centinaia di km oltre che centinaia di migliaia di potenziali pazienti, senza un centro di Neurochirurgia. Nella posizione centrale di questa porzione di Sicilia sorge Gela, la quale potrebbe colmare l’handicap di questa zona, ma proporsi in tal senso incontra la facile obiezione dell'essere ancora “infatuati dal mito dell'ospedale sotto casa”. Invece, non deve destare alcun sospetto che oltre ai 4 hub, la neurochirurgia è presente anche a Trapani, che hub non è. A Trapani, che non è né sede hub né tantomeno sede di Azienda ospedaliera, oltre alla Neurochirurgia, sono localizzate la Chirurgia Plastica, la Chirurgia Toracica, la Chirurgia Vascolare e la Chirurgia Pediatrica. Insomma, non sarà hub nella denominazione, ma poco ci manca nei servizi e nelle strutture. Il tutto nel collegio elettorale dell’assessore regionale al ramo, padre putativo della nuova riforma sanitaria. Ma anche in questo caso l'obiezione è già bella e pronta:  non si guarda in casa d'altri, no, no!

 

Purtroppo, però, la sperequazione continua se passiamo a Ginecologia, Ostetricia e Pediatria. Per non parlare dell'imperdonabile vicenda dell'Utin, individuata a Gela dal 2010 e che ancora oggi esiste solo sulla carta. Nonostante l’alto numero di nascite, l’alto indice di malformazioni neonatali, ASP e Regione pongono mille scuse, fra le quali spicca quella della mancanza di figure e risorse umane, per non dotare Gela di questa importante struttura funzionante. E siccome il gelese che protesta e denuncia questo stato di cose, non fa altro che guardare disdicevolmente in casa d'altri ed è semplicemente infatuato dai miti, vale la pena allora di raccontare una leggenda. L’Organizzazione Mondiale della  Sanità, già nel lontano 1995, ebbe a dichiarare zona ad  alto rischio ambientale i comuni del comprensorio di Gela (più precisamente i comuni di Gela, Niscemi e Butera ). Gela è stata riconosciuta dalla stessa OMS, nella monografia 2002, tra le prime 15 città italiane ad alto tasso di malattie tumorali. L’Istituto Superiore di Sanità pone l’area tra le 44 con eccesso di mortalità causa inquinamento. Inoltre, il legislatore siciliano ha più volte ribadito che gli investimenti per le malattie tumorali vanno fatti nelle aree ad alto rischio ambientale, come disposto solennemente in diversi atti legislativi. Morale della favola, anzi della leggenda? Sono 14 i posti letto a Caltanissetta e solo 8 a Gela. Eludendo ogni ragionamento logico, pertanto, le strutture ospedaliere, anche quelle oncologiche, vanno insediate lontano da chi ne ha un maggior bisogno. Quindi, succede che Ragusa e Caltanissetta tra gli ospedali ASP facciano la parte del leone, i territori gravemente colpiti invece, organizzano le migrazioni sanitarie. Ricordato che nel trapanese è presente una UOC di Oncologia in ogni ospedale, a tutto questo va aggiunto che nell’ex provincia di Caltanissetta, compresa l'area di Gela, non è presente nessuna Unità operativa di Medicina Nucleare. E che ci sia in realtà un disegno discriminatorio anche e soprattutto su questo versante nei confronti di Gela, lo si evince da altri ed ulteriori fattori, come ad esempio la Anatomia e l'Istologia Patologica: 16 sono le UOC in 12 città siciliane, persino Patti che è un ospedale di Base ha una UOC (unità operativa complessa), mentre a Gela è individuata una UOS (unità operativa semplice). Senza dimenticare la mancanza di UOC che permettono di operare alcuni casi di tumore, come ad esempio la Neurologia, la Chirurgia Toracica e la Chirurgia Plastica. Nel frattempo, nelle tre aree siciliane ad alto rischio ambientale si attrezzano gli ospedali di Messina e Siracusa per far fronte alle patologie tumorali; è istituito ad Augusta il centro di riferimento Regionale per la cura e la diagnosi delle patologie derivanti dall’amianto mentre a Milazzo è presente l’UOC di Pneumologia con 8 posti letto. Tanto Augusta che Milazzo sono centri vicinissimi ai rispettivi capoluoghi che hanno ospedali di prim’ordine. Gela, dal canto suo, abbandonata al proprio destino, ad 80 km di distanza per le cure. Da notare altresì che delle tre aree siciliane ad alto rischio industriale, solamente quella di Gela non ha una UOC di Pneumologia, mentre Siracusa e Milazzo ne sono fornite.

 

In definitiva, a Gela siamo oramai abituati ad incassare le accuse di facile vittimismo campanilistico, ma continua a sfuggire ai più la ragione del perché nel caso della Gastroenterologia, a Caltanissetta sia individuata l’unità complessa, mentre a Gela l'unità è semplice. Eppure l’unità di Gela svolge una mole di lavoro nettamente superiore, con una dotazione organica nettamente inferiore. Sfugge il perché nonostante l’Ematologia sia di nuova istituzione, essa non viene individuata né come Unità Complessa, né come Unità Semplice, ma dipartimentale, tant'è che il numero di posti letto dedicati (6 in DH) è il numero minimo rispetto a tutte le altre strutture siciliane ed anche in questo caso, come per la Neurologia, il reparto servirà da centro di raccolta per Caltanissetta. Nonostante sia Gela ad avere un numero maggiore di malati di Leucemia e di Talassemici. Ed è alquanto singolare che la sesta città della Sicilia non abbia in loco una UOC di Medicina Trasfusionale. Oltre alle città metropolitane, ci sono 10 UOC di Medicina trasfusionale dislocate presso i 6 comuni capoluogo ex provinciali, a cui si aggiungono Sciacca, Caltagirone, Taormina e Patti. In quest'ultima cittadina che ha l'ospedale di Base è presente l'UOC di Medicina trasfusionale. A Gela no. E con l’avvenuto declassamento, Gela comincia ad avere carenza di sacche di sangue presso l’ospedale, che era prima un problema nisseno, oggi la carenza non riguarda più Caltanissetta ma Gela, ovviamente. Altresì, sfugge il perché l’intera area della Sicilia meridionale sia totalmente scoperta di una Unità di Malattie Endocrine, mentre l'UOC di Malattie Infettive a Gela è a perenne rischio di declassamento e chiude nei mesi estivi per carenza di personale, conservando gelosamente l'ultima posizione per posti letto. Infine, solo 8 sono le città in Sicilia sede di Dermatologia, di cui ben due al centro della Sicilia, a distanza di 15 km l'una dall'altra, detenendo insieme 8 posti letto, cioè il 25% dei posti letto di Dermatologia presenti in Sicilia, e ciò significa che un quarto dei problemi dermatologici di tutti i siciliani, si presume vengano trattati in questa area dell'entroterra isolano. Un insulto all'intelligenza.

 

Dulcis in fundo, chiudiamo con le farmacie ospedaliere. Il punto in questione,  dimostra già da solo l’intera inefficienza del servizio sanitario-ospedaliero regionale, privando la comunità gelese, una delle più popolose della Sicilia, di un servizio ospedaliero di primaria importanza, al fine di poter definire un ospedale in quanto tale. Individuate 36 UO di Farmacia in tutta la Sicilia, 18 UOC e 18 UOS. Tolte dalla classifica le grandi città siciliane di Palermo, Catania e Messina, rimangono nel conteggio 10 UOC e 13 UOS. Ma è possibile che Gela, sesta città della Sicilia, al centro di un bacino di oltre 400.000 abitanti sia sfornita all’interno del proprio ospedale del Servizio di Farmacia? Gela non merita questo trattamento discriminatorio, Gela merita maggiori attenzioni e rispetto. Non si può continuare a penalizzare sempre lo stesso centro sanitario-ospedaliero, promuovendo altri che non hanno i numeri ad Hub o quant’altro. Alla base della suddivisione dei servizi ospedalieri debbono stare i numeri, e Gela sotto questo aspetto primeggia; per servizi invece vale la forza politica, di cui siamo orfani, pagando un prezzo troppo alto, mentre le città politicamente “raccomandate” godono. Alcune UO distano pochi KM tra loro e sono concentrati in luoghi spopolati, come Caltanissetta ed Enna, ma non solo, Patti con Sant’Agata, 5 ospedali del trapanese sono sedi di UO di Farmacia, 4 nel messinese escludendo Messina, tre nel catanese esclusa Catania, mentre i gelesi sembrano destinati a subire sulla propria pelle questa sorta di odioso “specismo”. Un semplice refuso? I gelesi saranno forse oramai abituati ad essere maltrattati, ma non hanno gli anelli al naso. E Gela non può e non deve meritare tutto questo.

 

 

Filippo Guzzardi

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