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ENI replica, i sindacati non ci stanno

21 Gennaio 2016
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Gli impegni presi sono stati rispettati e le attività procedono in linea con quanto previsto. E’ la nota ufficiale dell’Eni, riportata da numerosi organi di stampa, sulla vicenda Gela.

Eni sottolinea che dalla firma dell’accordo, sono stati avviati 53 cantieri tra le attività di produzione, di manutenzione e di risanamento ambientale con un investimento pari a 200 milioni di euro. Le risorse complessive dell’indotto impiegate nel 2015 sono state pari a 1062 rispetto alle 900 unità previste nel protocollo mentre quelle dirette sono attualmente 496 rispetto alle 400 previste per la raffineria di Gela. Eni ribadisce pure che l’avvio della costruzione della Green Refinery in linea con il programma è previsto per il primo trimestre 2016 previe autorizzazioni che si attendono entro il prossimo mese di febbraio, a fronte di istanze presentate nel luglio scorso in anticipo di due mesi rispetto al programma. Per quanto concerne il progetto di sviluppo off shore a gas di Argo e Cassiopea, Eni sta procedendo con le attività di ingegneria con l’utilizzo di 70 ingegneri locali. Questo progetto è stato ritardato in attesa di pronunciamento definitivo del Consiglio di Stato. Non ci stanno i sindacati. Eni e Governo – dicono - continuano a non dire la verità. Se fosse vero quanto dichiarato dal colosso industriale – sottolineano - non avremmo centinaia di lavoratori licenziati. Ignazio Giudice, Emanuele Gallo e Maurizio Castania, aggiungono che l’Eni quest’anno ha sospeso molte attività di intervento nei pozzi finalizzate al miglioramento della produzione del greggio che avrebbero impiegato più di 100 unità lavorative dell’indotto e dei servizi per più di 6 mesi. Questa attività è inseriti nel cronoprogramma denominato “ottimizzazione della produzione ed esplorazione. Attività previste nel 2015 e che sono state sospese anche nel 2016. Così come sono state sospese molte attività di ingegneria a Gela, Bronte, Ragusa, Gagliano dove lavorano le aziende dell’indotto storico di raffineria. Ma dove sono questi 53 cantieri? Forse nel comunicato pensavano ai cantieri in Iraq? Sono i quesiti che si sono posti i tre rappresentanti sindacali. Nel protocollo d’intesa firmato il 6 novembre del 2014 si legge – tra l’altro – che l’inizio della costruzione della piattaforma è indicata nell’ottobre del 2015. E siamo a Gennaio 2016. Altro elemento inquietante – dicono i sindacati - è che il Ministero dell’ambiente non utilizza lo stesso metodo autorizzativo per i vari siti presenti in Italia, determinando un gravissimo ritardo nel dare l’ok al VIA (valutazione impatto ambientale). CGIL CISL UIL inoltre sottolineano che per altre raffinerie green, il Ministero ha emanato una deroga ai fini della riconversione dell’impianto come per esempio Marghera. Su Gela, invece, serve un nuovo e complesso iter autorizzativo che ha creato ritardi nel progetto di riconversione. Perché 2 pesi e 2 misure? Dipende dall’interesse politico? Dove sono le garanzie del governo in merito all’iter autorizzativo per il rispetto del protocollo? Il governo – dicono le sigle sindacali – si affretti ad avviare i processi di sburocratizzazione per agevolare l’avvio delle attività. Gela, la sua storia industriale, può essere recuperata solo con l’avvio immediato dei cantieri e con un intelligente accordo di programma che non può più attendere la firma del Governo. Tutto ciò emerge anche dalle molteplici riunione tra Eni e la categoria contrattuale di riferimento

Giuseppe D'Onchia

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