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Immaginavo per Te la vita

15 Gennaio 2016
Autore :  

(Laura Di Silvestre) Immaginavo per Te la vita, una vita piena di noi, della tua fede, fatta di fatica, di tenerezza infinita verso il prossimo. Ed invece contrariamente a quanto ho immaginato, rieccomi qui ad affidare il mio ricordo di Te ad un foglio bianco e ad una biro nera.

Mentre tutto in città cambia, mentre ciascuno di noi ha vissuto questi anni senza Te e mentre l’anima pesa, voglio continuare ad immaginare per Te la vita, quella vita che amavi e che voglio credere continui, sotto altra forma, in quel cielo sopra di noi. Ed intanto sulle note di una canzone che continua a girarmi in testa, ho l’impressione che voglia quasi descrivere ciò che faccio io per sentirti più vicino…”guardo il cielo sopra la città per cercare il Paradiso”. Guardo il cielo per raccontarti le mie paure, i miei timori per il futuro, le mie gioie e miei successi. Il mondo non è più come lo hai lasciato tu, se possibile è più brutto e più difficile da vivere…sbarchi continui sulle nostre coste che fan presto a diventare tragedie, gente che fugge dalle propria casa con in tasca solo una speranza, nessuno si sente più sicuro nella terra in cui è nato…ed anche l’Europa non è più la stessa. Lo chiamano terrorismo…e noi assistiamo attoniti a questi cambiamenti che pian piano influenzano le nostre scelte e il nostro stile di vita. Siamo in guerra, una guerra sottocutanea, subdola, feroce. Papa Francesco chiede instancabile, di pregare per la pace. Il lavoro in città è quasi un miraggio, è palpabile la disperazione dei giovani , dei padri e delle madri di famiglia. Uomini e donne che sperano che domani possa essere un giorno migliore per i propri figli. Ed intanto troppo spesso le famiglie lottano contro quella brutta malattia che ti prende il corpo e l’anima, mentre le bellezza ferita della nostra Gela ci ricorda costantemente che tutto questo dolore è il frutto di chi si è arricchito senza scrupoli in danno di una comunità intera. La speranza, ci resta la speranza di una riconversione del territorio. Quella stessa speranza che mi hai insegnato tu. La speranza che si nutre della fede, del sorriso degli ultimi e dei più indifesi. Ti starai chiedendo se in questi anni siano successe anche delle cose belle, certo che sì caro Zio Franco. Ed ogni volta che succede una cosa bella io alzo gli occhi al cielo per renderti partecipe, e sempre riesco a scorgere la scia del tuo immenso sorriso. Molti dei tuoi nipoti si sono sposati, e tutti abbiamo immaginato che fossi tu sull’altare a celebrare il sacro vincolo del matrimonio. Federica e Dario sono diventati maggiorenni. Hai un mucchio di pronipoti, piccoli e teneri scriccioli dagli occhi grandi e sinceri. Ciascuno di noi ha raggiunto traguardi importanti e sono sicura che saresti fiero di ognuno, nessuno escluso. C’è chi ha tanti figli, chi continua a coltivare la passione per le moto ed i motori, chi gioca a calcio e porta a casa tante belle vittorie. Chi ha avviato una attività imprenditoriale realizzando il sogno di una vita. Chi ha aperto uno studio professionale. Chi sogna di andare all’università. Ed ancora chi ha cercato e trovato la certezza di una vita migliore lontano dagli affetti e, chi da qui non vuole proprio andar via. Vicini o lontani, indaffarati ed affannati non importa! Continuiamo tutti ad amarti ed a sentirti vicino nei momenti di difficoltà e di gioia come se non fossi mai andato via. Sulle note più belle di ciascuna delle nostre vite, il ricordo si fa più doloroso. Ho sentito il tuo passo in queste stanze mentre spargevi acqua benedetta, il suono della tua risata ed il tocco dei tuoi sonori schiaffi di incoraggiamento. Non posso fare a meno di immaginare quanta vita avresti ancora potuto donare, quanto bene fare alla tua famiglia ed alla nostra amatissima Gela. E penso anche a tutte quelle volte in cui ti saresti arrabbiato vedendo tante cose che non vanno e a quante battaglie avresti voluto fare tue. Tu che di battaglie ne hai fatte tante, tu che non ti arrendevi , e sempre tu che ci credevi davvero. Il senso del mio scrivere di te vorrei fosse proprio quello di non dimenticare un uomo, un prete di periferia che ha fatto dei suoi pregi e dei suoi difetti un esempio di vita. Ed io scrivo di te perché determinazione, tenacia e coraggio, siano il vessillo di uomini e donne di buona volontà. Sì, ho immaginato per te la vita dietro un altare, in mezzo alla gente, ai tuoi giovani e tra le braccia della tua famiglia per la quale eri e sarai sempre un pilastro ed un’ancora di salvezza. L’ultima immagine di te, è nella tua chiesa sullo sfondo di quel presepe che amavi tanto e con quel sorriso sincero sulle labbra che non dimenticherò. Gli anni passano, uno dietro l’altro ed ho paura dell’oblio, di non ricordare più il suono della tua voce …ma poi abbandono ogni timore… non potrei mai caro zio Franco. La paura cede il passo al ricordo più intimo e delicato della meraviglia della tua vita. Tu sei per sempre.

Redazione

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