“Virus la mostricciatola”, un pensiero scritto da Giuseppe D’Onchia dedicato ai bambini, in tema di coronavirus

Con una corona sfavillante in testa, girava e rigirava il mondo senza che nessuno potesse fermarla. Era sempre pronta a scappare. Credevi di poterla prendere e invece correva veloce. Lei si chiamava Virus la mostricciatola.

Piccola piccola ma sempre agguerrita. Il suo scopo era quello di essere la regina del pianeta. Era partita dal continente asiatico e aveva fatto tanti chilometri. Un giorno era in Italia, l’altro in Francia. E poi la Spagna, l’America. E per fare capire che lei era appena giunta in quel posto, lasciava una scia di starnuti. E tutti starnutivano.

Una monella. Lei che voleva essere la regina voleva comandare su tutti noi. Birbante! Ne parlavano tutti. In televisione, alla radio. Tutti i giornali ogni mattina parlavano di lei. Nessuno può contrastarmi – pensò. Io sono la più forte. E comanderò in tutto il pianeta. Ma Virus la mostricciatola non aveva fatto bene i conti. Chiusi in casa a riflettere, tutti i bambini pensarono a come sconfiggerla.

Dopo avere lavato le mani più volte, cominciarono a disegnare su dei fogliettini gli arcobaleni e tante corone, scrivendo che erano più belle di quella che indossava Virus la mostricciatola e che “tutto andrà bene”. Papà e mamma presero i fogliettini disegnati e li appesero sui balconi, vicini alle bandiere del proprio paese. E cominciarono a cantare. Tutti insieme.

I negozi chiusero perché bisognava essere tutti uniti contro Virus la mostricciatola. Anche i pazienti degli ospedali disegnarono tante corone, una più bella dell’altra. Loro non potevano affacciarsi: avevano preso un brutto raffredore. Ci pensarono i dottori e gli infermieri ad appendere i loro fogliettini sui balconi e sulle finestre.

Oramai Virus la mostricciatola aveva capito che nessuno voleva avere a che fare con lei. Nessuno le voleva bene. Guardandosi attorno, non trovò nessuno. La sua corona non era più sfavillante. E aveva perso pure le forze dopo tanti chilometri. Da Nord a Sud da Est a Ovest. Capì che era meglio lasciare tutto.

E cosi come venne se ne andò. Con i suoi starnuti e la sua corona. La più brutta che c’era. E i bambini ricominciarono ad andare a scuola, a sorridere, ad abbracciarsi e a giocare assieme. All’aperto. Tra gli sguardi felici di mamma e papà. E tutto andò bene….

Giuseppe D’Onchia

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